Ateneo News

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Il pescecane? Si salva in “Rete”

16 dicembre 2016

Si chiama “selacofobia” la paura degli squali. Un terrore alimentato da libri, pellicole, cartoon, videogiochi e letteratura per l’infanzia che nei secoli mai è stato incrinato nemmeno dalla crescente sensibilità verso la conservazione della biodiversità. In realtà oggi sono gli squali a essere minacciati, dato che molte specie sono a rischio di estinzione. Quindi, più che essere animali pericolosi per l’uomo, è l’uomo a costituire il maggior pericolo per queste specie. Ora però, dopo anni di cattiva fama una “rete” salverà lo squalo. Nell’ambito del progetto europeo Ocean Past Platform, infatti, un gruppo di lavoro coordinato dal dipartimento di Biologia dell’università di Padova si sta occupando dei cambiamenti nella percezione, uso e valore degli organismi marini e tra quelli presi in considerazione ci sono gli elasmobranchi, cioè squali e razze. 

Il gruppo di ricerca ha realizzato un questionario rivolto alla “gente comune”, dai dieci anni di età in poi, tradotto in 16 lingue che si può compilare online velocemente in assoluto anonimato al sito www.tshark.org/questionnaire. Oltre al dipartimento di Biologia di Padova il questionario è stato sviluppato da un team internazionale composto dall’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale di Trieste, dalle organizzazioni non governative iSea (Grecia) e Planeta Océano (Perù), dal Centro Portoghese di Storia Globale Fcsh/Nova Università (Portogallo), dall’Istituto di Scienze del Mare (Spagna), dall’Istituto Niwa (Nuova Zelanda). 

“Lo sviluppo di strategie gestionali per la conservazione della biodiversità – dice Carlotta Mazzoldi del dipartimento di Biologia dell’università di Padova – necessita non solo dell’apporto scientifico ma anche del supporto del grande pubblico. Questo questionario nasce con l’obiettivo di capire qual è la nostra percezione degli squali e qual è la nostra attitudine nei loro confronti, se ci sono differenze fra aree geografiche, culture, fasce di età. Gli squali ci spaventano, ci affascinano, riteniamo che debbano essere protetti, come parte integrante della biodiversità marina, o eliminati perché pericolosi e feroci? Il presupposto è che per avere un indice attendibile del valore attribuito dalla gente alla conservazione della biodiversità marina si debba, nel campione analizzato, allargare il più possibile il numero delle persone “non coinvolte” in azioni di conservazione di specie animali, stratificandolo per età anagrafica e area geografica”. 

Oggi, a pochi mesi dal lancio dell’iniziativa, sono stati già raccolti oltre 6000 questionari da 98 diverse nazioni. L’ampia copertura geografica permetterà di confrontare aree e culture diverse, l’ampia accessibilità fasce di età e formazioni diverse. I risultati saranno oggetto di un lavoro scientifico, ma una loro sintesi sarà resa accessibile al grande pubblico sia attraverso il sito web del questionario che attraverso i collaboratori che hanno cooperato alla diffusione. 

A lungo termine il progetto, il primo che punta ad avere una diffusione globale, mira a fornire le basi per lo sviluppo di campagne mirate alla sensibilizzazione ed educazione del grande pubblico rispetto alla conservazione dell’ambiente marino e, nello specifico, degli squali. I risultati ottenuti, infatti, evidenziando qual è l’attuale attitudine della gente verso questi animali, riveleranno in quali aree geografiche o nei confronti di quali fasce di età sia necessario sviluppare progetti di educazione ambientale per supportare lo sviluppo di strategie gestionali efficaci.