Università e scuola

Gian Giacomo Dal Forno, "Janos da Csezsmicze", 1942 (Sala dei Quaranta, Palazzo Bo, Padova)

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Pannonius e i suoi anni padovani

11 ottobre 2017

[…] Le notti e i mari ci allontanano,
I mutamenti secolari,
I climi, gli imperi, il sangue,
Ma indecifrabilmente ci unisce
Il misterioso amore per le parole
[..]

Jorge Luis Borges, "Al primo poeta d'Ungheria"


Capelli neri sulla fronte, lineamenti duri segnati da un paio di lunghi baffi scuri: Janus Pannonius è uno dei 40 antichi studenti stranieri ritratti da Gian Giacomo Dal Forno nella sala che precede l’Aula Magna del Palazzo Bo di Padova. A 75 anni dalla realizzazione di quell’affresco, l’università di Padova torna a omaggiare l’umanista e poeta ungherese con un’altra opera, una scultura donata all’ateneo dall’artista ungherese Eva Olah Arrè e in questi giorni posta nel giardino di Palazzo Maldura. Un onore che celebra il ruolo fondamentale di Pannonius nella diffusione della cultura umanistica in Ungheria e il primato in patria come poeta rinascimentale.

Janus in realtà si chiamava Ivan Česmički, o almeno questo era il suo nome croato, la nazionalità del padre. Secondo l’amico e biografo Vespasiano da Bisticci, Ivan era nato nel 1434 in Dalmazia ed era stato cresciuto per 13 anni solo dalla madre Borbála Vitéz, ungherese. A quell’età lo zio János Vitèz, allora vescovo di Várad e più tardi arcivescovo di Strigonia, lo mandò in Italia per avviarlo alla carriera ecclesiastica.

Fu allora che Ivan, appassionatosi immediatamente agli studi umanistici, scelse di marcare la sua scelta latinizzando il proprio nome in Janus Pannonius. A Ferrara, dove frequentava la scuola di Guarino Veronese, si rivelò subito un alunno fra i più dotati e divenne ben presto, giovanissimo, uno dei primi poeti latini. In virtù di questa precoce e naturale abilità poetica, gli vennero commissionati molti componimenti, soprattutto con scopi celebrativi, come il carmen del 1452 richiesto da Roberto d’Angiò in occasione del viaggio in Italia di Federico III o l’epitalamio per Ludovico Gonzaga su incarico di Guarino nel 1953.

Compiva vent’anni Janus quando si trasferiva a Padova. Studente di diritto canonico all’università, continuava a scrivere poesie, anche se l’impegno accademico pressante non gli permetteva di dedicarsi alla composizione con continuità. Divenuto amico del pittore Andrea Mantegna, quasi coetaneo, che in quegli anni stava lavorando alla Cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, gli dedicò un’elegia nel ’58. Forse scambio di fraterni favori, probabilmente pochi anni dopo Mantegna lo dipinse di profilo, in casacca rossa e berretto nero, nell’ancora enigmatico dipinto “Ritratto virile”, oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington.

A sinstra: Andrea Mantegna, "Ritratto virile", 1460-1470 (National Gallery of Art, Washington); a destra: Eva Olah ArrË, "Janus Pannonius", 2017 (Palazzo Maldura, Padova)

Janus si laureò ventiquattrenne e partì da Padova per un viaggio di formazione attraverso l’Italia, che lo portò a Roma e Firenze. Quello stesso anno tornò poi in Ungheria e, grazie alla protezione del zio János Vitèz, entrò immediatamente nelle grazie di Mattia Corvino, appena eletto re. L’anno successivo Pannonius diveniva vescovo di Cinquechiese, oggi Pecs.

Con questo appellativo, rev. d.d. Iohanne ep. Quinquecclesiensi, nell’aprile del 1465 Janus è registrato a Padova fra i presenti all’esame di dottorato di un altro ecclesiastico (“Acta graduum academicorum gymnasii patavini”, Centro per la storia dell’università di Padova). In realtà il vescovo di Pecs era in Italia per motivi più complessi e diplomaticamente rilevanti: l’anno precedente, infatti, era salito al soglio pontificio un nuovo papa, il veneziano Pietro Barbo, con il nome di Paolo II. Il re Mattia Corvino aveva dunque mandato proprio Pannonius a portargli i suoi auguri e a presentare una richiesta di aiuto per la guerra contro i turchi. L’incontro avvenne nel maggio del 1965, dunque dopo pochi giorni la sua visita a Padova. In quel momento, Paolo II aveva già fatto coniare una nuova bolla, “rivoluzionaria” nella rappresentazione, che divenne oggetto di una laudatio di Pannonius durante il suo soggiorno romano.

Sembrò in quel periodo riaccendersi la sua passione umanistica, l’amore per la composizione poetica e la traduzione classica. La stagione letteraria era però destinata a spegnersi con lui: scelse infatti di allearsi allo zio nella congiura contro il re Mattia Corvino, per portare al trono Casimiro, figlio del re polacco. Scoperta la congiura, Pannonius dovette fuggire, forse alla volta dell’Italia. Durante la fuga, morì trentottenne nel Castello di Medve, vicino a Zagabria. Venne seppellito provvisoriamente nel monastero dei paolini di Remete, lì vicino, in attesa di sepoltura più degna. I suoi fedeli spostarono di nascosto il suo corpo, chiuso in una bara ricoperta di pece, in una delle cappelle del duomo di Pecs.

Nel 1991, durante lavori di adeguamento dell’impiantistica, fu aperto il pavimento del duomo inferiore di Pecs e venne scoperta una lapide sepolcrale del XV secolo: una bara impeciata custodiva lo scheletro di un uomo, fra le mani la bolla di piombo di papa Paolo II.

Chiara Mezzalira