Le opinioni

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A Oxford più tempo alle donne nei test di matematica. Misura giusta?

31 gennaio 2018

Quindici minuti in più per finire quel difficilissimo test di algebra o di geometria: è la misura che l’università di Oxford ha varato a partire dall’estate 2017 per tutti gli studenti iscritti ai corsi di laurea in Matematica e Computer Sciences, motivando la decisione nel tentativo di migliorare i risultati dei test da parte delle studentesse del prestigioso ateneo.

Un provvedimento che non ha tardato a sollevare scalpore in tutto il mondo: “Anch’io quando l’ho letto mi sono arrabbiata tantissimo, all’inizio ho pensato che si trattasse di una notizia falsa”, spiega al Bo Antonella Viola, docente e ricercatrice all’università di Padova, dove è arrivata dopo aver vinto un prestigioso finanziamento Erc Advanced Grant. “Quando ho visto che era vera l’ho trovato addirittura disgustoso – continua la scienziata –. Posso capire l’intenzione, che è quella di spingere le studentesse verso i corsi di laurea Stem, ma il modo è completamente sbagliato e umiliante: le donne non si iscrivono a matematica non perché sono più stupide o lente, ma per una serie di ragioni culturali ampiamente conosciute e studiate”. Quali sarebbero? “Da bambini non ci sono differenze, poi il gap si forma e cresce perché spesso le bambine non si sentono all’altezza, oppure sono attratte da altre materie. Proprio la mancanza di fiducia è uno dei problemi principali: a volte la matematica è considerata una cosa da ragazzi perché viene fatta vivere così a scuola.

In realtà la misura è stata motivata dall’ateneo inglese dal fatto che le studentesse soffrirebbero in maniera particolare della ‘time pressure’: un ambito di ricerca su cui non mancano gli studi in ambito scientifico. Un team padovano ad esempio ha preso in esame un campione di 1.014 alunni di scuole italiane di età compresa tra gli 8 e i 13 anni. Risultato: le bambine provano effettivamente maggiore ansia nei confronti della matematica rispetto ai maschi, sia nella scuola primaria che secondaria. A influire sono fattori genetici, sociali e ambientali, con un’incidenza anche degli stereotipi di genere, che possono anche arrivare a compromettere il processo di apprendimento e il rendimento delle studentesse.

In fondo però è davvero un problema se le studentesse preferiscono altre facoltà? “Potrebbe anche non esserlo – continua Antonella Viola –; il punto è capire quanto questo derivi da un’imposizione culturale”. Cosa pensa invece dell’ultima iniziativa della ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, che prevede tasse scontate o abbattute per le ragazze che si iscrivono ai corsi di laurea scientifici? “Che è un po’ meno offensivo, ma comunque non risolve il problema di un’educazione davvero paritaria tra maschi e femmine, che metta in luce le qualità di entrambi invece di soffocarle. Credo che le ragazze non si iscriveranno a corsi di laurea che non trovano interessanti solo per risparmiare”.

Anche perché oggi sono sempre più le donne che si affermano nel mondo della ricerca: “Siamo tante e cresciamo nei risultati e nella considerazione dei colleghi. Come mai ho scelto questa strada? Personalmente ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno impartito un’educazione molto libera, insegnandomi che studiando e lavorando qualunque cosa era possibile. È questa la cosa davvero importante: insegnare alle ragazze che possono conquistare il mondo se si impegnano e lavorano sodo”.

Decisamente più possibilista, rispetto a misure analoghe a quelle adottate ad Oxford, è invece Giulia Treu, docente a Padova di analisi e di metodi matematici, nonché coordinatrice della commissione pari opportunità presso il dipartimento di Matematica: “Faccio anzitutto una premessa: tra i corsi di laurea del dipartimento, quello in matematica vede tendenzialmente iscriversi al primo anno un buon numero di ragazze, che mi pare non incontrino particolari difficoltà sia nel fare gli esami che nei voti. I problemi possono venire semmai nella carriera successiva alla laurea. Per quando invece riguarda il corso di laurea in informatica, qui il numero di studentesse è effettivamente molto, molto basso”.

Di fronte a una situazione del genere anche delle azioni positive sull’esempio anglosassone, secondo Treu, possono servire: “Bisognerebbe attivare un’indagine approfondita sulla carriera delle studentesse che si iscrivono a facoltà scientifiche, per capire se i loro dati si discostano significativamente da quelli generali, che ci dicono che le ragazze normalmente si laureano prima e con voti migliori. In tal caso varrebbe la pena prendere in considerazione anche delle misure per riequilibrare la situazione”. Anche i 15 minuti in più concessi ad Oxford? “Conviene riflettere su tutto, ma non sono scandalizzata. Pare ad esempio che le ragazze tendano a controllare di più i risultati, e quindi a perdere più tempo, perché sarebbero più insicure. Ma per l’appunto bisognerebbe verificare...”.

Molto più efficaci, sempre secondo la studiosa, gli incentivi economici: “Anni fa erano calati bruscamente gli iscritti a tutte facoltà scientifiche; il ministero allora ha attivato misure simili, che hanno dato risultati: per cui azioni di questo tipo hanno effetto e sono sicuramente positive”.

Ma è soprattutto a livello culturale che, secondo l’ateneo, va combattuta la battaglia per un’università più aperta e inclusiva: per questo dal 7 al 23 marzo avrà luogo ‘Donne e matematica’, una serie di eventi con una mostra fotografica e due giornate di seminari divulgativi. “L’idea da cui nasce l’iniziativa è che spesso le ragazze scelgono poco le carriere scientifiche anche perché mancano modelli di riferimento – conclude Treu –. L’obiettivo di questa mostra Women of Mathematics Throughout Europe è proprio quello di fornirli, con una serie di ritratti di donne che lavorano tutti i giorni nell’ambito della ricerca”.

Gli eventi fanno parte degli eventi correlati alla European Girls' Mathematical Olympiad, che quest’anno per la prima volta si terrà in Italia, a Firenze dal 9 al 15 aprile. Perché, tra le altre cose, le ragazze sono generalmente più restie dei loro colleghi maschi a farsi coinvolgere nelle competizioni di matematica. Almeno fino ad oggi.

Daniele Mont D’Arpizio