Università e scuola

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Nepal, storie di studenti, storie di solidarietà

8 gennaio 2018

Due settimane in Nepal. ‘Non solo un’esperienza di studio, confronto, conoscenza di culture e realtà diverse e lontane da noi, ma un vero esercizio di vita’.
Così i nove studenti dell’università di Padova da poco rientrati dal Paese asiatico, hanno parlato della terza edizione della Summer school ‘Microfinance in action’ promossa dal Centro di ateneo per i diritti umani e dal dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'università di Padova e coordinata dal professore Alberto Lanzavecchia.
“La prima settimana l’abbiamo trascorsa all’Apex College di Kathmandu insieme a nove studenti nepalesi e ai loro professori tra lezioni teoriche ed eventi istituzionali, incontrando i rappresentanti di alcuni istituti di microfinanza nepalesi, banche di microcredito e gruppi locali” racconta Camila Casal, studentessa del Corso di laurea magistrale in Human rights and multi-level governance. “La seconda, invece, l’abbiamo passata spostandoci dal nord al sud del Paese osservando l’impatto dei progetti di microfinanza sul campo, visitando villaggi, fattorie, comunità locali e altre attività avviate grazie a micro prestiti, a contatto diretto con le realtà rurali, accolti e ospitati dalle famiglie del posto. Tra queste, una di ‘paria’, i cosiddetti intoccabili, i più poveri ed emarginati.
Qui abbiamo potuto vedere con i nostri occhi i risultati di alcune esperienze di microfinanza tra cui un piccolo bed and breakfast per gli amanti del trekking realizzato da una donna beneficiaria di un prestito di microcredito. A sud invece, dove non sono ancora forti esperienze di questo genere, e dove l’analfabetismo è molto diffuso, abbiamo incontrato due fratelli che senza alcun finanziamento, hanno dato vita ad un’organizzazione che si occupa di creare gruppi di auto formazione.
E  - continua Camila - in una scuola rurale di oltre 300 alunni priva di elettricità e con il tetto di lamiera dove in estate si arriva anche a 50 gradi, abbiamo consegnato alcuni ventilatori acquistati con parte dei soldi ricavati dalla raccolta fondi di United for Nepal e partecipato alla realizzazione dell’impianto elettrico”.

Dal 2015 i fondi raccolti grazie a questa campagna, organizzata dagli stessi studenti del corso di in Human rights and multi-level governance, sono stati destinati alla ricostruzione della scuola secondaria Shree Koldaung Devi Secondary School nel distretto di Sindhupalchok, una delle zone più colpite dal terremoto del 2015. E a questi contributi, quest’anno si sono aggiunti anche quelli raccolti dall’associazione studentesca Osteria Volante, oltre che 21 pc portatili, offerti da un’azienda di Parma, (e portati personalmente dagli stessi partecipanti al viaggio) con cui studenti, insegnanti e operatori hanno allestito un’aula informatica dotata di proiettore, webcam, collegamento Internet e software, intitolandola al professor Antonio Papisca, fondatore del Centro di ateneo per i diritti umani.
“Questa è stata la mia prima volta in Nepal - prosegue la studentessa - un Paese bellissimo prevalentemente rurale che, nonostante un tasso elevatissimo di povertà e analfabetismo, ha saputo mostrarsi in un modo molto diverso. Una comunità molto unita, forte, dove il senso dell’ospitalità è davvero grande e dove la miseria fatica a sentirsi tale. Andare in Nepal mi ha fatto capire che il concetto di povertà è relativo, che sicuramente dipende dal reddito, ma anche da come siamo capaci di porci di fronte ai beni materiali che abbiamo. In questi piccoli villaggi, anche chi non ha davvero nulla, ci ha offerto ospitalità, ha condiviso con noi cibo, coperte, un tetto. E sempre con il sorriso in volto. Credo che questo sia dovuto anche al fatto che in uno stesso territorio convivono insieme etnie, religioni, caste differenti e per questo, forse, l’accettazione del diverso è molto più sentita che da noi”.
“Studio da anni nell’ambito delle scienze politiche - ha continuato la studentessa - ma questo viaggio mi ha fatto realmente scoprire e toccare con mano quello della cooperazione internazionale. Mi sono avvicinata al contesto della microfinanza che non pensavo potesse essere un modo così utile e pratico di dare risultati concreti e a breve termine in contesti così poveri. È proprio in questo mondo che mi piacerebbe addentrarmi adesso; lavorare nella cooperazione per creare quei ponti tra l’Europa e il resto del mondo di cui oggi c’è davvero tanto bisogno”.

È il 2015 quando sei giovani studenti della laurea magistrale in Human rights and multi-level governance partono per la prima Winther school ‘Microfinance in action’ dell’università di Padova. Direzione Nepal. Inizia così questo progetto che è giunto alla terza edizione. Un viaggio che ogni anno propone momenti di studio ed esperienza sul campo sul tema della microfinanza e del microcredito in particolare.
“Sono molto soddisfatto di questo terzo anno perché quello che come docente cerco da questa esperienza è che gli studenti si illuminino, che in loro si accenda anche solo una scintilla che li aiuti a dare un senso a tutto quel sapere di cui oggi possono disporre, a quella immensa fortuna di cui noi occidentali nemmeno ci accorgiamo di avere - spiega Lanzavecchia - Vorrei che arrivassero a chiedersi ‘che cosa posso fare per gli altri?’.
"Ogni anno - continua il professore - ci sono studenti che mi hanno dato prova che questo è successo, che questa scintilla si è accesa, che le cose hanno funzionato. C’è chi trasforma questa esperienza in una tesi, in un lavoro, in un’idea, in attività di volontariato, in un progetto. E sapere che tutto questo è partito da lì, dal Nepal, non può che rendermi soddisfatto e felice, come docente e come educatore. I ragazzi sono diversi tra loro, come diverso è lo spirito che li anima di fronte a questa esperienza. E se questa scintilla si accendesse anche solo per uno di loro, per me l’obiettivo può dirsi raggiunto”.

Francesca Forzan