Scienza e ricerca

Il robot umanoide Nao

Scienza e ricerca

Nao, il robot che aiuta i bambini in ospedale

29 novembre 2016

Biopsie, aspirati  midollari, gastroscopie, endoscopie. Nella stanza procedure del reparto di Cure palliative e terapia antalgica pediatrica dell’Azienda ospedaliera di Padova ogni giorno i bambini subiscono esami lunghi e spesso invasivi. Qui sono sottoposti a tecniche di rilassamento e sedazione per gestire l’ansia, la paura e il dolore. Nei mesi scorsi, in quella stessa stanza con i piccoli pazienti, per qualche giorno è arrivato Nao, un robottino umanoide a tutti gli effetti parte dello staff. 

La presenza di robot umanoidi all’ospedale di Padova non è una novità. Qualche tempo fa due robottini, opportunamente programmati, sono stati utilizzati nella clinica pediatrica per distrarre i bambini in condizioni di disabilità o malattia con il gioco. Si trattava del progetto Baby Goldrake nato dalla collaborazione tra il liceo “Enrico Fermi” di Padova e il dipartimento di Salute della donna e del bambino dell’ateneo. Dopo questa prima fase si volle fare un ulteriore passo avanti. Perché, ci si chiese, non testare la robot-terapia nella gestione dell’ansia e della paura provate dal bambino prima di una procedura dolorosa in sedazione? Roberto Mancin del dipartimento di Salute della donna e del bambino, Giovanni Poggi laureando del corso di Infermieristica pediatrica all’università di Padova, e Valentina De Tommasi psicoterapeuta nel reparto di cure palliative e terapia antalgica pediatrica, si misero al lavoro.  

Le “terapie non farmacologiche”, così sono dette, sono parte integrante e complementare all’uso dei farmaci somministrati ai bambini prima di eseguire esami dolorosi e invasivi. Servono a ridurre l’ansia e la paura e, di conseguenza, anche la quantità di farmaco necessario per la sedazione. Esistono tecniche cognitive che vanno a influenzare la percezione da parte del bambino di ciò che accadrà, tramite immagini, filmati, musica, giochi interattivi, e tecniche comportamentali come il rilassamento muscolare e il controllo della respirazione. Ancora, si può ricorrere a tecniche fisiche quali il posizionamento corporeo o il massaggio o a modalità di supporto e relazione che prevedono il coinvolgimento dell’intera famiglia nei diversi momenti della procedura. 

Finora l’utilizzo di robot come terapia non farmacologica ha un solo precedente. Nel 2013 Beran, Ramirez Serrano e altri scienziati della facoltà di Medicina della University of Calgary in Canada pubblicano uno studio che illustra l’impiego di Nao con bambini sottoposti a vaccinazione. I risultati che si ottengono sono positivi ma gli autori, tenendo conto che l’indagine è stata compiuta su unico centro e su un numero limitato di pazienti (57), sottolineano la necessità di “ulteriori ricerche per determinare come i robot possano effettivamente aiutare i bambini a gestire procedure mediche dolorose”.

In questo contesto si inserisce lo studio padovano, reso possibile grazie alla collaborazione tra il dipartimento di Salute della donna e del bambino e il dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Padova e al contributo economico della Fisher Italy. Giovanni Poggi, seguito da Valentina De Tommasi che a Padova si occupa proprio di terapie non farmacologiche, ha raccolto i dati nel corso di sei giorni tra maggio e giugno su 20 bambini tra i 4 e i 15 anni sottoposti a rachicentesi, biopsia renale, gastroscopia, broncoscopia, biopsia epatica e aspirato midollare. Nao accoglieva il ragazzino nella stanza, gli afferrava la mano e lo accompagnava fino al letto. In base poi alle richieste del piccolo paziente era in grado di suonare, cantare, ballare e raccontare storie. 

I risultati, in linea con lo studio precedente di Beran, Ramirez Serrani, sono stati positivi. “I piccoli pazienti – osserva Poggi – sono davvero aiutati dalla robot-terapia, trovando beneficio nella gestione dell’ansia e della paura. Si ottiene così una maggiore collaborazione da parte del piccolo paziente e si favorisce un vissuto positivo dell’esperienza tale da diminuire i rischi di ripercussioni psicologiche negative legate alla procedura”. Le informazioni raccolte dimostrano infatti che i livelli di ansia e di paura vengono notevolmente ridotti e i dati sui dosaggi dei farmaci evidenziano che in alcuni casi è stato possibile somministrare la quantità minimo di sedativo previsto. Il metodo ha avuto efficacia maggiore tra i maschi e nella fascia di età compresa tra i 7 e i 10 anni. 

Certo, chi ha lavorato al progetto non ne nasconde i limiti. Il campione è ridotto e non può essere considerato statisticamente significativo. Si tratta di uno studio pilota nell’ambito della robot-terapia che pone tuttavia le basi per continuare a lavorare su questa strada. L’utilizzo di robot umanoidi infatti, secondo De Tommasi, potrebbe diventare uno strumento in più oltre a quelli attualmente disponibili da inserire nella “cassetta degli attrezzi”. 

Giovanni Poggi ha discusso la sua tesi poche settimane fa. A far parte della commissione di laurea anche lui, il robottino umanoide, che non si è fatto mancare l’opportunità di rivolgere, primo in Italia, una domanda al candidato. Giovanni ora è un neo-dottore e Nao è finito sulle pagine di molti giornali. 

Monica Panetto