Università e scuola

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L’Egitto ritrovato, operazione mummie

13 aprile 2018

I protagonisti di questa storia sono Meryt e Baby, le due mummie attorno a cui è stata realizzata un’intera mostra. Una giovane donna e un bambino, emersi dalla teca di cristallo e legno in cui erano conservate, custodite per oltre un secolo all’Accademia dei Concordi di Rovigo. Giunte da Alessandria D’Egitto, tra il 1878 e il 1879, insieme ad altri reperti contenuti in cinque cassoni, sono i gioielli indiscussi della collezione di Giuseppe Valsè Pantellini (1826-1890), rodigino in esilio a causa della partecipazione ai moti d’insurrezione del Polesine nel 1848, rifugiatosi al Cairo e lì presto entrato nelle grazie del Vicerè d’Egitto che, nel suo Grand hotel, rinominato New Hotel, e nel successivo Hotel d'Europe (altra meta per viaggiatori, tra cui egittologi come Auguste-Édouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero), fece alloggiare illustri personalità, in occasione dei festeggiamenti per l'apertura del Canale di Suez.  Nel 1877, l'allora presidente dell'Accademia dei Concordi, Lorenzoni, si rivolse a Valsè Pantellini contando sul suo contributo per la realizzazione di un museo egizio a Rovigo. Detto fatto, l’anno successivo vengono inviati reperti che coprono un arco di tempo compreso tra il Protodinastico/epoca tinita e l’Età tolemaico-romana. Un tesoro eccezionale, se si pensa che, per numero di reperti egizi, la collezione è la più consistente del Veneto, già terra di Giovanni Battista Belzoni.

 

Strette in un gesto di tenerezza e protezione, che ricorda un abbraccio materno, le due mummie sono state estratte dalla teca da Paola Zanovello, archeologa del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, che ha studiato e catalogato, negli anni passati, il fondo dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, e da Emanuele M. Ciampini della veneziana Ca’ Foscari. Con la collaborazione del gruppo di ricerca Egitto-Veneto (Claudia Gambino, Giulia Deotto e Martino Gottardo) - attivo dal 2008 attraverso la catalogazione di tutti i materiali esistenti in Veneto in una trentina di musei e anima di una mostra già nel 2012 dedicata a questo patrimonio -, Zanovello e Ciampini sovrintendono ora alla Operazione Mummie di Rovigo, finanziata dalla Fondazione Cariparo. Dal 14 aprile al primo luglio, le mummie saranno al centro di un restauro condotto di fronte al pubblico dalla specialista Cinzia Oliva del Museo Egizio di Torino: un intervento “live” di grande suggestione, nell’ambito di Egitto ritrovato. La collezione Valsé Pantellini a Palazzo Roncale a Rovigo. “La ricca collezione di Rovigo non ha mai avuto visibilità, è rimasta chiusa nelle casse dei magazzini – spiega Paola Zanovello -. Era necessario metterla in luce e intervenire per la conservazione e la tutela di questi reperti. Le due mummie sono diventate l’occasione per questa mostra perché hanno bisogno di restauro, non sono mai state toccate, solo qualche esame era stato fatto negli anni Ottanta e solo su una delle due. Recentemente, sotto la teca che le conserva, abbiamo scoperto un ripiano zeppo di altri materiali simili: parti di mummie, con almeno quattro crani, teli, stoffe. Si aprono nuove e affascinanti prospettive di ricerca: questo è solo l’inizio, contiamo di condividere significativi risultati e scoperte dopo qualche mese di intenso lavoro”. E Zanovello continua: “A Palazzo Roncale, il restauro delle due mummie sarà eseguito sotto gli occhi del pubblico e questa scelta è davvero una novità. Verrà allestito un laboratorio visibile e Cinzia Oliva eseguirà interventi davanti ai visitatori. Attorno al restauro abbiamo allestito, inoltre, alcune sale con altri reperti preziosi della collezione, realizzando così una vera e propria esposizione”.

Al suo arrivo a Rovigo, a fine Ottocento, Meryt potrebbe essere stata manomessa: sbendata forse per cercare amuleti tra i resti corporei e le bende, poi lasciate srotolate sul fondo della teca, ora è poco più che uno scheletro contornato da frammenti di pelle mummificata. Analizzando le dita di mani e piedi appare chiaro che venne fasciata con cura, con le braccia incrociate sul petto. Di Meryt si è conservato il volto, intorno al quale lavoreranno gli esperti. Il piccolo Baby, invece, conserva la forma di mummia, ancora bendato e coperto da un sudario che mostra la posizione delle braccia e dei polsi; due fiocchi, forse in origine rossi, cingono spalle e gambe. E proprio Baby potrebbe riservare sorprese: su di lui si concentreranno molte indagini per capirne età, sesso e rango sociale. A stabilirlo saranno tac e altri approfonditi esami e controlli, una articolata campagna diagnostica eseguita nei prossimi mesi per arrivare alla ricostruzione dei volti dei due, anche grazie alla collaborazione di altri dipartimenti e specialisti dell’università di Padova, tra cui il professor Raffaele De Caro, docente dei anatomia del dipartimento di Neuroscienze. “Il nostro ateneo può contare su molte ed eccellenti competenze e noi chiediamo ben volentieri la collaborazione di altri dipartimenti – precisa Zanovello -. Inoltre, da sempre, possiamo contare sulla collaborazione della polizia scientifica”. Oltre alle mummie, sono circa 500 i pezzi della collezione Valsé Pantellinie una selezione di reperti si potrà ammirare a Palazzo Roncale:dal cofanetto ligneo per ushabti in forma di sarcofago, appartenuto al principe Iahmes Sapair, figlio del faraone della XVII dinastia Seqenera-Djehuty-Aa, al sigillo cilindrico databile alle prime dinastie, due stipiti di falsa porta in calcare bianco con figure a bassorilievo e due frammenti di stipiti con iscrizioni in calcare bianco da una mastaba della V Dinastia, una stele familiare databile al tardo Medio regno, due frammenti di una grande stele d’Età ramesside, bronzetti votivi di divinità e statuine funerarie, tra cui dodici esemplari della XXV dinastia o all’Età napatea. E ancora, amuleti risalenti all’Età tarda, una maschera di sarcofago in legno dipinto, due frammenti di cartonnage di mummia, una statua lignea che raffigura Anubi in forma di sciacallo seduto, una stele policroma lignea di Epoca tolemaica, una statuetta lignea che raffigura Ptah-Soqar-Wsir e un contenitore per cosmesi a forma di donna. Per descrivere le emozioni provate di fronte alle due mummie, Zanovello usa queste parole, sintesi di un incredibile viaggio nel tempo: “È la stessa emozione che si può provare aprendo, per la prima volta, un libro sconosciuto. E all’incanto si aggiunge il rispetto assoluto, ricordiamoci che siamo di fronte a defunti, a quelli che erano esseri umani”.

Francesca Boccaletto