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Foto: Dorothea Schmid/laif

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Italia, Paese di musei e beni culturali. Ma quanto accessibili?

18 maggio 2017

Il nostro Paese resta al primo posto, anche per il 2016, nella Lista mondiale dell’Unesco per numero di beni culturali iscritti, seguito da Cina, Spagna e Grecia. Un patrimonio, quello italiano, ricco, importante, articolato e di non semplice gestione, che la crisi economica non ha di certo favorito.
Tuttavia, nonostante la spesa pubblica destinata ai beni culturali e ai nuovi progetti di sviluppo si sia sensibilmente ridotta negli ultimi anni, c’è un aspetto su cui il nostro Paese continua  lentamente a crescere, progettare, svilupparsi: l’accessibilità.
Secondo i dati Istat le persone con disabilità in Italia sono circa 3 milioni. Persone che, con caratteristiche e difficoltà differenti, accedono o dovrebbero poterlo fare, alle bellezze artistiche e culturali del nostro territorio. Accessibilità, però, non fa necessariamente rima con disabilità.
Abbiamo sentito, in merito, Simona Petaccia, giornalista specializzata in turismo accessibile e presidente di Diritti Diretti onlus che si occupa nello specifico di questo tema.

L’accessibilità è considerata come ‘l’assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali’. Un ‘onere’ importante se rapportato alla fruizione dei beni culturali di cui sembra che la politica e le istituzioni negli ultimi anni si siano fatti carico. Cosa pensa al riguardo?

Erroneamente molti considerano l'accessibilità come un'attività dedicata soltanto all'accoglienza dei disabili. E credo che proprio questa concezione antiquata abbia finora rallentato il processo del turismo accessibile in Italia. È importante considerare l'accessibilità come un investimento, non come una spesa. In realtà, se realizzata da professionisti, l'accessibilità interpreta le esigenze del maggior numero possibile di persone, perché individua e soddisfa i bisogni e i desideri espressi da tutti i fruitori. Il pubblico di riferimento è infatti quello delle ‘persone con esigenze specifiche’, cioè tutti noi. Ognuno ha, infatti, esigenze diverse in base alle condizioni culturali, fisiche, economiche che caratterizzano la propria vita in un determinato periodo. Prima o poi tutti hanno bisogno dell'accessibilità: donne in gravidanza, anziani, turisti con valigie pesanti, genitori con passeggino, obesi, persone con specifiche esigenze alimentari e non solo.

L’Italia rappresenta indubbiamente una situazione eccezionale per quanto riguarda il patrimonio culturale. Oltre 4.000 siti in qualche modo ‘sensibili’ alla cultura sparsi in tutto il Paese. Quanto di questo patrimonio è realmente accessibile a tutti?

Accessibilità e fruizione del patrimonio culturale sono argomenti che, sempre di più, stanno interessando turisti, esperti e studiosi. Di conseguenza è un settore in cui i numeri cambiano continuamente. Questo perché, per fortuna, ci sono tanti operatori del mondo profit e non-profit che lavorano per inaugurare nuovi progetti e servizi a favore del turismo accessibile. Sono da sottolineare anche l’impegno e le tante iniziative svolte a livello ministeriale. Con il Piano Strategico del Turismo per l’Italia, ad esempio, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha individuato l'accessibilità come uno dei principi trasversali da considerare. Si possono poi citare le ‘Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale’ rivolte a chi, nel corso della propria attività professionale, si trova ad affrontare il tema dell’accessibilità in questi ambienti. Nell’ambito delle iniziative della Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, è interessante il progetto “A.D. Arte” che intende dare una risposta a quanti, prima di intraprendere un viaggio, vogliano avere informazioni, certe e verificate, sulle reali condizioni di accessibilità dei luoghi del patrimonio statale italiano.

Rispetto all’Europa, in tema di turismo accessibile, a che punto è l’Italia?

Le statistiche sono differenti da Paese a Paese. Quello che posso affermare con certezza è che il mercato c'è, anche e soprattutto per l'Italia. Secondo ricerche ufficiali, le persone che richiedono particolari comodità durante un viaggio corrispondono a centinaia di milioni di turisti. Il dato acquista maggiore rilevanza se si considera che raramente tali persone viaggiano da sole, ma spesso si muovono con almeno un accompagnatore. Nel 2012, il mercato del turismo accessibile valeva già miliardi di euro (considerando anche l’indotto) e occupava milioni di persone (tra le quali, migliaia di persone con disabilità). Il turismo accessibile è, infatti, un mercato che non conosce contrazione: più si migliora, più si progredisce perché offre un ritorno sull’investimento in circa un anno.

Da nord a sud nascono ogni giorno nuovi progetti di inclusione legati al turismo e alla cultura. È il segno, questo, di un Paese sempre più consapevole?

Sì, mi auguro che si stia finalmente afferrando la visione che io ripeto da anni, cioè: non si tratta di solidarietà. Molti amministratori pubblici e privati stanno finalmente comprendendo che la progettazione inclusiva non è un'operazione costosa e che, al contrario, moltiplica il numero dei visitatori favorendo sviluppo economico, turistico, culturale e sociale in tutto il territorio che la ospita.

Spesso tende a prevalere, anche nella comunicazione, il racconto di quello che non funziona rispetto, invece, a quello che va bene. Come deve essere la comunicazione per essere davvero utile?

Dal 2008, Diritti Diretti progetta, insegna e comunica il turismo accessibile. Lo fa perché ama i sorrisi e vuole scatenarli in tutte le persone. Con quest'idea, organizza anche il premio nazionale ‘TURISMI ACCESSIBILI - Giornalisti, Comunicatori e Pubblicitari superano le barriere’ ideato per far conoscere le buone pratiche sull'accessibilità raccontate da chi si occupa di comunicazione. Un’iniziativa volta a mostrare come l'accessibilità e la comunicazione professionale possano produrre ricchezza, migliorando un territorio e la sua offerta turistico-culturale, con notevoli progressi sulla vivibilità delle persone che lo visitano e lo abitano.

Francesca Forzan