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I giardinieri dell'Orto, un viaggio nel tempo

 

“... Un luogo idoneo nel quale si possa comodamente piantar, disponer et conservar li semplici acciò che con il senso et con la investigazione, si possa perfettamente e con facilità acquistar tale scientia, per universal beneficio delli homini”.
Era il 31 luglio 1545 e in sede deliberativa il Senato veneziano si riuniva e approvava l’Istituzione di un Orto dei Semplici a uso dell’Università di Padova.

 

 

 

Testi di Francesca Boccaletto

Foto di Massimo Pistore (2017); foto storiche dalla Iconoteca degli orti botanici

giardinieri oggi
girdinieri e ninfee
accanto alla stufa spenta
girdinieri nel orto ieri e oggi

 Giardinieri un tempo
giardineieri al cancello, foto pistore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia dell’Orto botanico di Padova è indissolubilmente legata alla figura del giardiniere, a cui viene affidata ancora oggi la cura delle piante.

Alcune fotografie in bianco e nero tra fine Ottocento e metà Novecento regalano l’emozione di un tuffo nel passato; qui abbiamo provato a riproporle facendo un viaggio nel tempo, affiancandole agli scatti che raccontano il lavoro dei giardinieri nel 2017.

 

 

Nel 1553 Jacopo di Treviso veniva indicato come primo ortolano stabile, “destinato con Lettera dei Riformatori dello Studio 25 febbrajo 1552, e stipendiato con annuale soldo di ducati 20 all’anno”.

 

 

Dal Cinquecento a oggi, incontrando altre storie, quelle di chi ancora quotidianamente si occupa delle piante dell’orto botanico più antico del mondo, dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

 

Ogni giardiniere ha il suo settore: c’è chi sta nelle serre, chi lavora nell’orto antico.

Tra loro c’è Stefano, laureato in Scienze forestali e arrivato all’orto nel 2002, che descrive la pulizia invernale dei semi. E ancora, il veterano Leopoldo lavora all’orto dal 1983 (“sono cresciuto in mezzo ai fiori”), Nicola si occupa delle piante grasse delle serre, e Pierluigi, quarant’anni, laureato in Scienze forestali, è custode e giardiniere dal 2004.

È proprio lui a regalare la sintesi di un mestiere che è quasi una vocazione: “Il badile è la mia penna stilografica – spiega -. Il lavoro del giardiniere richiede molta passione. Abbiamo a che fare tutti i giorni con esseri viventi e dobbiamo prendercene cura”.

 

 


La serie cronologica riportata nella Guida all’Imp. Regio orto botanico in Padova di Ceni Antonio (1854), maestro in chimica ed in farmacia, già assistente alla cattedra ed Orto botanico presso l’I.R Università, raggiunge, tra gli altri, Biagio di Asolo, nel 1625, “di cui si ignora il cognome”, Latini Giovanni, il 5 giugno 1738, “figlio di Silvestro primo giardiniere, fu aggiunto al padre”. E ancora, Arduino Pietro, il 9 maggio 1753, “primo giardiniere il quale, mostratosi in seguito distinto Botanico, ebbe interinalmente la custodia dell’Orto, in morte di Pontedera fino all’elezione del Marsili, e fu più tardi nel 1763 nominato professore di Agricoltura nell’Università”.

L’elenco si conclude nel 1838, con “Caslini Carlo di Giussano provincia di Milano, che intelligente ed appassionato Botanico, sotto la direzione dell’illustre Prefetto, presta un zelante, indefesso e fruttuoso servizio”.


 

 


Le pagine dell’orto:

L’Università di Padova ha recentemente pubblicato, con Rizzoli, il volume Hortus mirabilis, un volume che racconta origine e trasformazioni dell’orto botanico, “luogo di scienza e cultura, nato per permettere agli studenti della scuola di Medicina l’osservazione dal vivo delle piante medicinali”, ampliato nel 2014 con le serre del Giardino della biodiversità, science center di nuova generazione.

Nel libro per ragazzi Le piante senza nome, pubblicato da Carthusia, scritto da Beatrice Masini e illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, vengono presentate e spiegate “le parole del giardiniere”: dalla semina al concime, dalle annaffiature alle malattie, fino alle talee.

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