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Foto: archivio Gbb / Contrasto

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Diari di Anna Frank: pubblico dominio o estensione dei diritti?

15 febbraio 2016

Il 25 gennaio 2016 il Parlamento Europeo ha celebrato il giorno del pubblico dominio, che segna la fine del periodo di protezione del copyright sulle opere creative, periodo di tutela che varia da paese a paese. In Europa la tutela si estende per 70 anni dopo la morte del suo autore (oggi agli autori morti dal 1946 in poi), mentre in Cina, Canada e Nuova Zelanda, l’estensione è di “soli” 50 anni dalla morte (autori morti dopo 1965).

Negli USA il pubblico dominio è più complicato. Nel 1998, a seguito dell’entrata in vigore del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), il copyright si è esteso fino a 70 anni dalla morte dell’autore, come in Europa. Con qualche differenza. Se infatti tutte le opere pubblicate prima del 1923 sono di pubblico dominio, quelle pubblicate tra il 1923 e 1963 sono nel pubblico dominio solamente "se il copyright non è stato rinnovato" (prima del 1978 la tutela doveva essere richiesta attraverso registrazione) o "se l'opera è stata pubblicata senza un adeguato avviso di copyright". Negli Stati Uniti si inizierà perciò ad assistere all'ingresso nel pubblico dominio di alcune opere a partire dal 2019, mentre in Australia addirittura nel 2026. Differenze che potrebbero essere annullate dalla sottoscrizione del trattato TPP Trans-Pacific Partnership che riguarda il commercio fra i 12 paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e soprattutto Stati Uniti. 

Comunque alla fine del periodo di tutela le opere, ricadendo nel pubblico dominio, assumono un nuovo status (PDM, Public Domain Mark) e possono liberamente essere riutilizzate da chiunque per nuovi usi culturali, educativi o commerciali. Il pubblico dominio è un’area di grande valore per l’Europa, finalizzata a promuovere la capacità di innovazione, che si sviluppa anche dall’adozione sempre più diffusa, da parte degli autori, di licenze aperte. Nei giorni si è svolto a Parigi il primo Festival del Pubblico Dominio con una serie di eventi: concerti, proiezioni, workshop, conferenze, in musei, biblioteche, hackerspaces, scuole…

Come riportato da Il Post da quest’anno si possono liberamente utilizzare le opere di scrittori e poeti come gli inglesi William Somerset Maugham e Thomas Stearns Eliot, il francese Paul Valéry, il compositore ungherese Béla Bartok e il musicista americano Nat King Cole, il primo ministro britannico Winston Churchill e l’architetto svizzero Le Corbusier, fino all’attivista per i diritti civili Malcolm X. E non è tutto: per un tragico paradosso da quest’anno rientrano nel pubblico dominio le opere di Adolf Hitler, ma anche quelle di Anna Frank. 

I diritti sul Mein Kampf erano fino all’anno scorso nella proprietà del Land di Baviera, che nel dopoguerra ha sempre cercato di proibirne la pubblicazione; tuttavia, anche prima del fenomeno Internet, non si contavano le versioni e le traduzioni non autorizzate a stampa che circolavano nei vari paesi. A seguito delle numerose versioni digitali pirata dalle improbabili traduzioni, oltre che in vista dell’imminente scadenza dei diritti, di recente è stata affidata all’Istituto tedesco di storia contemporanea la realizzazione di un’edizione di oltre 2000 pagine, annotata e commentata, disponibile gratuitamente in Germania. Lo scopo è quello di contestualizzare e neutralizzare il testo, così da impedirne un uso improprio; qualcuno però, pur apprezzando il lodevole sforzo – che ha richiesto tempi lunghi – avanza dei dubbi sulla reale incisività dell’iniziativa, in un mondo dominato dalla rapidità di versioni digitali prontamente scaricabili.

Parallelamente, ovviamente in modo e per ragioni del tutto diversi, anche il Diario di Anna Frank è tuttora oggetto di una complicata controversia. Come si sa, Anna è morta nel 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania, quindi il suo diario è entrato nel pubblico dominio il 1 gennaio 2016. Nello stesso giorno la parlamentare francese Isabelle Attard ha messo on line sul suo sito web il testo originale in lingua olandese, seguita il giorno dopo da Olivier Ertzscheid, docente presso l'università di Nantes. Entrambi si facevano forti del diritto comunitario, secondo il quale l'opera cade nel pubblico dominio 70 anni dopo la morte del suo autore o, nel caso di più autori, dell’ultimo coautore a sopravvivere. 

Eppure c’è un problema. Sebbene anche secondo la legge svizzera sul copyright la protezione scada 70 anni dopo la morte, Fondazione Anna Frank (AFF), che ha sede a Basilea, vede le cose diversamente e sta valutando un'azione legale, sostenendo che detiene ancora i diritti d'autore. L’AFF già lo scorso anno aveva annunciato la possibilità di dichiarare il padre di Anna, Otto Frank – morto nel 1980 – co-autore del libro, dopo aver chiesto il parere legale di alcuni esperti, nel tentativo di allungare fino al 2051 il periodo di tutela. Questi infatti avrebbe raccolto le pagine del diario, selezionando quelle da pubblicare e tagliando quelle più intime e personali, per cui è a lui che si deve concretamente la versione del libro a noi oggi nota. Questi cambiamenti, sostiene AFF, configurano “una nuova opera”, per la quale gli eredi di Otto Frank detengono un diritto d'autore che, secondo la legge olandese, scadrà solo nel 2037.

Va innanzitutto detto che dovrebbe essere l’autore a reclamare la paternità dell’opera, cosa che Otto Frank non ha fatto pubblicamente finché era in vita: bisognerà quindi vedere quali atti la Fondazione ha nel cassetto per provarlo. Va inoltre fatta la distinzione tra le due versioni del diario originale di Anna Frank e i libri pubblicati. La prima stesura del diario fu scritta da Anna a 13 anni, nel giugno 1942, in una piccola soffitta sopra un magazzino ad Amsterdam. Poi ci fu una riscrittura due anni dopo. La versione stampata del diario è una selezione dai due testi redatta ed edita dal padre Otto, che ne stralciò alcuni passaggi critici, in particolare nei confronti della madre.

Altro punto su cui poggia la tesi della Fondazione è una clausola della legge francese, che stabilisce che un lavoro postumo pubblicato prima del 1995 rimane protetto per 50 anni dopo la pubblicazione iniziale. Le versioni “originali” dei diari furono pubblicate postume nel 1986 in olandese e nel 1989 in francese, quindi la possibile tutela potrebbe arrivare fino al 2036 o al 2039, rispettivamente.  Non è quindi completamente escluso che anche nei prossimi anni continui la tutela del diario originale, ma bisogna ricordare anche che il il diritto svizzero non contempla una tale disposizione.

Alla base dei tentativi di prolungare il periodo di tutela ci sono motivazioni condivisibili. Le memorie di Anna Frank non sono semplicemente un’opera dell’ingegno: rappresentano una preziosa testimonianza storica la cui libera circolazione potrebbe comportare il rischio di manipolazioni revisioniste, qualora finisse nelle mani sbagliate. Esattamente come potrebbe accadere, per ragioni e con modalità diverse, per il Mein Kampf di Hitler.  La principale preoccupazione della Fondazione è insomma quella di prevenire l’intervento dei negazionisti e di preservare l’opera da eventuali fraintendimenti e revisioni: una manovra apparentemente forzata che però incontra il sostegno di accademici come Guy Birenbaum, che si è espresso a favore della proposta ritenendola finalizzata alla giusta causa di preservare la natura del documento e la memoria della sua autrice. 

Antonella De Robbio