Cultura

Carta militare austro-ungarica relativa alla zona delle grave del Piave tra Pederobba e il versante nord del Montello

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Dalle carte militari il fronte della Grande Guerra in Veneto

19 giugno 2017

Non semplicemente un libro ma un’operazione editoriale complessa e articolata, uno strumento fondamentale per comprendere il fronte italiano della Grande Guerra che da ora in avanti sarà a disposizione di studiosi e appassionati. Cartografia militare della Prima guerra mondiale è un cofanetto – anche se, date le dimensioni,  il diminutivo è un po’ fuori luogo – composto da un volume e dalle riproduzioni anastatiche di 246 carte militari italiane, britanniche e soprattutto austriache, pubblicato a cura di Aldino Bondesan, docente di geomorfologia al dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, e dello storico Mauro Scroccaro (Antiga Edizioni, Crocetta del Montello).

Era il marzo del 1919 quando Demetrio Marzi, allora direttore dell’Archivio di Stato di Firenze, venne informato che l’Istituto Geografico Militare stava per mandare al macero alcune tonnellate di carte topografiche, tra cui moltissime catturate alle armate austro-ungariche durante l’ultima fase del conflitto appena concluso. Proprio l’opposizione di Marzi ha permesso a questo prezioso materiale di giungere fino ai giorni nostri, ovvero più precisamente al 2012, quando fu notato da Mauro Scroccaro durante gli studi condotti proprio presso l’Archivio fiorentino nel corso del progetto di ricerca ALISTO - Ali sulla storia.

I primi risultati delle ricerche, diffusi a partire dal 2014, hanno confermato l’importanza del ritrovamento, che oggi viene messo a disposizione della comunità scientifica e non solo grazie alla sinergia tra Comitato di ateneo per il centenario della Grande Guerra, Regione Veneto, Marco Polo System e Archivio di Stato di Firenze. “Si tratta di documenti molto importanti, che descrivono nel dettaglio l’evoluzione dei fronti contrapposti, grazie anche alla presenza di molte serie multitemporali – spiega il curatore Aldino Bondesan –. Molte delle carte oggi riunite in questa pubblicazione erano inedite o difficilmente reperibili, in particolare quelle austro-ungariche, e consentono per la prima volta di analizzare in maniera unitaria lunghi tratti del fronte della Grande Guerra in Veneto, rendendo disponibili al lettore un complesso di informazioni che finora era sparso in pubblicazioni molto specialistiche o negli archivi militari nazionali ed esteri”.

L’opera, stampata per ora in 500 esemplari, verrà messa a disposizione delle principali biblioteche venete e nazionali. Ad accompagnare le mappe c’è anche un volume con contributi di esperti operanti in campi disciplinari molto vari, che affrontano questioni diverse collegate alla produzione o all’impiego della cartografia militare. I temi spaziano dalla topografia militare, austro-ungarica e italiana, ai metodi di rilevamento aerofotografico, dalla toponomastica al ruolo della geologia nella battaglia del Piave, costituendo un’esemplare applicazione dell’approccio multidisciplinare.

Del resto una cartografia accurata e condotta con i migliori mezzi scientifici e tecnologici è da sempre uno degli strumenti più utili efficaci a disposizione di un esercito; con la prima guerra mondiale poi assistiamo a un salto di qualità, reso possibile per la prima volta dall’impiego massiccio di aerei e dirigibili, uniti all’evoluzione delle tecniche fotografiche. “La guerra aerea nella Prima guerra mondiale fu soprattutto una guerra dai cieli – scrive nel volume l’altro curatore Mauro Scroccaro – dove la macchina, qualsiasi fosse la sua natura, aveva principalmente il compito di sollevare e di permettere l’osservazione. Un compito e un obiettivo che si tradurrà in un grande lavoro di traduzione cartografica delle informazioni raccolte in migliaia e migliaia di missioni di volo e in milioni di fotografie scattate sulle linee di fronte di tutta Europa e, alle loro spalle, su fasce molto profonde verso i centri e i nodi logistici dell’interno. Per la prima volta un’intera area del nostro paese comprendente Lombardia, Trentino, Alto Adige/Sud Tirol, Veneto e Friuli Venezia Giulia è stata di fatto rilevata quasi a tappeto, per studiare le mosse e gli apprestamenti del nemico, prevenirne gli attacchi, prepararne di efficaci”.

dirigibile della prima guerra mondiale

Fig. 2 - Dirigibile di tipo P in uscita dall’hangar di Campalto (Fotomuseo Panini Modena).

Scorrendo il materiale le sorprese non mancano: è interessante ad esempio come la necessità di allora di disporre di un costante aggiornamento di un ambito estremamente mutevole quale l’alveo del Piave, consenta oggi una rappresentazione estremamente accurata dell’antica morfologia fluviale, con sequenze di carte che registrano puntualmente il divagare dei canali e il tracciato dell’instabile mosaico di isole fluviali e sponde. Sebbene il letto del Piave abbia subito le trasformazioni più evidenti, le carte ci consegnano informazioni anche su altri aspetti del paesaggio, per esempio sull’estensione del bosco del Montello o i tipi di coltura dei campi, la distribuzione dell’abitato e la rete stradale.

tracce e segni bellici nella zona delle cinque torri

Fig. 3: Tracce e segni bellici nella zona delle Cinque Torri (Cortina d’Ampezzo; fotografia di Claudio Pirina).

Nel materiale pubblicato inoltre “è possibile vedere la dislocazione delle trincee e dei crateri delle bombe, anche in territori dove oggi è difficile trovarne le tracce – conclude Aldino Bondesan –. Spesso pensiamo alla Grande Guerra come a qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio, che ha avuto un impatto limitato; da queste mappe invece si possono ad esempio constatare il numero enorme cambiamenti che fu necessario apportare al territorio con la costruzione di ferrovie, strade, ponti, hangar e campi di volo”. Questa pubblicazione insomma apre la porta a un nuovo modo di considerare e di studiare la Grande Guerra: “Finora ci siamo concentrati soprattutto sulla storia, sia per le scelte strategiche che per gli aspetti riguardanti le condizioni della truppa e della popolazione civile, la cosiddetta piccola storia. C’è però ancora molto da indagare, in particolare proprio sugli aspetti riguardanti il cambiamento e l’evoluzione del territorio”.

Daniele Mont D’Arpizio