Scienza e ricerca

La particolare tessitura delle marogne della Valpolicella. Foto:Alleanza italiana per i paesaggi terrazzati

Scienza e ricerca

Dalla Terra alla Luna sui muretti a secco

15 giugno 2017

Le generazioni di contadini che ci hanno preceduto hanno lasciato in eredità al nostro Paese un patrimonio di muri a secco a sostegno di campi terrazzati che probabilmente ci consentirebbe di percorrere l’intera distanza dalla Terra alla Luna (384.000 km). L’entità di muri e aree terrazzate andine è forse doppia di quella italiana, e i peruviani potrebbero anche tornare dalla Luna sui loro muri a secco, mentre forse la Cina potrebbe spingersi addirittura oltre. Sta di fatto che l’Italia, con oltre il suo 75% di territorio collinare e montano, vanta con molta probabilità il primato europeo di estensione dei paesaggi terrazzati: è questa una delle conclusioni dal progetto MAPTER, coordinato dall’università di Padova in collaborazione con ricercatori delle università di Genova, Milano, Firenze, Trieste, Pisa, Cassino, Napoli, Reggio Calabria e Palermo. Il progetto ha consentito di quantificare e mappare le aree terrazzate del nostro paese, per un totale complessivo di 170.000 ettari censiti e tuttora riconoscibili da foto aerea, anche se il patrimonio esistente è ben superiore, probabilmente doppio. Il primato delle aree terrazzate spetta alla Sicilia, con oltre 63.000 ettari censiti, seguita da Liguria (42.000), Toscana (22.000), Campania (11.000) e Lazio (5600). Un patrimonio costitutivo della montagna mediterranea, dunque, esteso soprattutto sul versante tirrenico dell’Appennino e nei territori insulari. Seguono in classifica le celebrate aree terrazzate alpine di Lombardia, Trentino e Veneto, con i vigneti di Valtellina, Cembra e Valpolicella.

Vigneti terrazzati a Pantelleria, il comune più terrazzato d'Italia (Foto: Alleanza italiana per i paesaggi terrazzati)

I primi risultati di questo lavoro, ancora non concluso, sono stati presentati in occasione del terzo Incontro mondiale sui paesaggi terrazzati che si è celebrato lo scorso ottobre al nostro Orto botanico (www.terracedlandscapes2016.it), occasione importante per far conoscere a tutto il mondo importanza, varietà e bellezza delle aree terrazzate italiane (è della scorsa settimana un articolo sulle pagine del New York Times). Ciò che colpisce del terrazzamento italiano è soprattutto la varietà litologica, colturale, tipologica del terrazzamento, unite alla straordinaria bellezza di versanti che spesso si affacciano direttamente sul mare: i vigneti della Valtellina, della val di Cembra o della valle d’Aosta, i terrazzi un tempo coltivati a segale della val d’Ossola, le masiere di tabacco del Canale di Brenta, le lunette degli Euganei, gli uliveti terrazzati liguri e toscani, i limoneti della Costiera amalfitana, i castagneti di Roccamonfina, gli agrumeti dell’Etna, i capperi e le viti di Pantelleria, il comune più terrazzato d’Italia. Sono solo alcune delle infinite variazioni che ancora caratterizzano questi paesaggi rurali storici, dove essi ancora resistono all’abbandono o agli interventi di razionalizzazione agroindustriale aggrappandosi al valore aggiunto di piccole produzioni di qualità.

Terrazze ad uliveto a Chiavari in Liguria (Foto: Alleanza italiana per i paesaggi terrazzati)

L’attenzione nei confronti di questo patrimonio è cresciuta negli ultimi anni, come ricorda il Manifesto italiano per le aree terrazzate siglato a Padova il 15 ottobre scorso, e questo anche grazie all’attività di sensibilizzazione dell’International Terraced Landscapes Alliance, nata in Cina nel 2010, che ha nella sua sezione italiana una delle realtà più attive. L’obiettivo è innanzitutto quello di trasformare queste pietre scartate dai costruttori in pietra angolare per nuovi modelli di sviluppo, riconoscendo la costitutiva polifunzionalità di questi paesaggi: non solo retaggio del passato o relitto museale, ma opera idraulica e presidio contro il dissesto idrogeologico (ce lo ricordano le alluvioni avvenute in Liguria tra 2010 e 2011), scrigno di biodiversità coltivata (i terrazzamenti sono in genere luoghi di filiere deboli, se si esclude il comparto vitivinicolo, ma sono anche il luogo della varietà di cultivar e prodotti non omologati dalle grandi estensioni aziendali dell’agribusiness), paesaggio di straordinaria bellezza e valenza turistico-culturale (l’Italia vanta ben due siti terrazzati inclusi nella World Heritage List dell’Unesco: Cinque Terre e Costiera Amalfitana). L’impegno dell’università di Padova è quello di continuare nell’opera di censimento delle aree terrazzate italiane, premessa indispensabile ad ogni intervento di tutela o recupero, ma anche di giungere al riconoscimento nazionale di scuole, maestranze e professionalità legate al restauro dei muri a secco, oggi esistenti solo in Trentino, e infine favorire la cooperazione tra realtà produttive che operano su aree terrazzate, stimolando progettualità tese alla creazione di nuove filiere produttive, servizi ecosistemici, marchi di qualità e proposte turistico-ricettive in grado di unire memoria della terra ed economie del futuro, attraverso nuove alleanze tra mondo urbano e rurale. Il progetto di adozione di terrazzamenti abbandonati in Canale di Brenta, promosso dall’università di Padova nel 2011 e oggetto di menzione speciale al recente Premio del Paesaggio 2014-2015, va esattamente in questa direzione, confermando il ruolo strategico dell’università nell’orientare il territorio verso modelli di sviluppo sostenibili e attenti al patrimonio ereditato. Far tornare a vivere queste vecchie pietre è anche l’obiettivo del progetto Horizon 2020 “Livingstones”, coordinato dall’università di Padova e forte di una articolata partnership europea ed extraeuropea, che in questi giorni ha superato brillantemente il primo step di valutazione europeo.   

Mauro Varotto