Scienza e ricerca

La prima pagina del manoscritto di zoologia

Scienza e ricerca

Zoologia a Padova: due secoli di storia in un manoscritto inedito

17 aprile 2014

Si rischiava di perdere una piccola fetta della storia dell’università di Padova. Quella legata alla zoologia e alla penna, tra le altre, di Giovanni Canestrini, Umberto D’Ancona, Bruno Battaglia. Non tanto la storia dei grandi scienziati, ma la cronaca del quotidiano, delle persone che “passano per la porta di servizio”. A raccontarla è un manoscritto di cui si era persa traccia da oltre 30 anni. L’unica memoria rimasta una copia che Alessandro Minelli, docente di zoologia a Padova, ne aveva fatto nel 1980. Una copia che nell’ultimo anno è stata trascritta per la prima volta da Elena Canadelli, storica della scienza all’università padovana, e che vedrà la pubblicazione a fine anno con il titolo di Cronache della zoologia a Padova dal 1735 al 1967. La storia dunque è fatta salva, ma del manoscritto originale nessuna traccia. Almeno fino a qualche giorno fa quando il testo è stato ritrovato in uno degli uffici del complesso Vallisneri. Il documento apparteneva al fondo di Bruno Battaglia, l’ultimo compilatore delle cronache: alla sua scomparsa il materiale andò diviso e finì nelle stanze dove poi fu rinvenuto.     

Spiega Elena Canadelli: “L’importanza di questo manoscritto sta nelle testimonianze che ci tramanda, lasciandoci memoria del modo in cui l’università visse particolari momenti storici come le guerre o le contestazioni studentesche”. Ciò che sembra emergere è una “consuetudine” alla cronaca nell’università padovana, se si considera che l’istituto di zoologia e anatomia comparata non era l’unico a voler lasciare traccia di sé.    

Il manoscritto, dal titolo Cenni storici risguardanti il Gabinetto di Storia Naturale dell'Imp. R. Università  di Padova, racconta la vita universitaria, come è cambiata l’accademia e il modo di fare zoologia nel corso di 250 anni. Descrive l’organizzazione degli spazi e delle risorse, illustra come cambia il laboratorio dello zoologo e del biologo. Dalla centralità iniziale del museo di zoologia e delle collezioni, si passa attraverso il graduale aumento del numero degli studenti, all’impatto delle riforme universitarie, all’entrata in campo delle donne. Emerge la diversità di carattere e stile dei vari direttori autori delle cronache, dall’essenzialità ad esempio di Giovanni Canestrini, all’andamento più “arieggiato” di Davide Carazzi. Evoluzionista il primo, antievoluzionista il secondo. 

La penna con cui iniziano le cronache è quella di Tommaso Antonio Catullo chiamato a Padova nel 1829 alla cattedra di storia naturale (che allora comprendeva sia zoologia che scienze della terra). Parte dal passato il primo direttore, dal 1735, anno in cui fu istituita la cattedra e donate le collezioni di Antonio Vallisneri senior. Fu proprio Catullo a riordinare e catalogare le raccolte, non senza qualche aperta critica nella sua cronaca all’opera del suo predecessore Stefano Andrea Renier. Questo infatti, scriveva, sebbene avesse provveduto “con assiduità a raccogliere una vasta suppellettile di cose omise di dare alle medesime una conveniente distribuzione, né si mostrò premuroso di applicare alle specie le rispettive loro denominazioni”. 

Nel 1874, continua Giovanni Canestrini poco tempo dopo, “nei mesi di Maggio e Giugno, le raccolte di zoologia ed anatomia comparata vennero trasportate dai locali della r. Università in quelli di Santo Mattia”: è il periodo in cui la zoologia inizia ad assumere una propria autonomia. E 40 anni dopo, sotto la direzione di Davide Carazzi (a Padova dal 1905 al 1918), comincia la costruzione del nuovo istituto di zoologia e anatomia comparata in via Loredan. 

“Carazzi – sottolinea Elena Canadelli – è sicuramente una figura minore e non centrale, ma la sua cronaca è ricca di particolari sulla vita universitaria”. Come l’episodio della “fischiata” del 1914 che descrive il rapporto talora difficile tra docenti e assistenti (tra Carazzi e il collaboratore Grandori nel caso specifico) o i fatti legati alla prima guerra mondiale. Tra questi i danni subiti dall’istituto nel 1917: “Mentre io mi facevo un vanto di avere costruito il più bello tra tutti gli edifici nuovi me lo sono visto ridurre in uno stato deplorevole”. Tanto che un anno più tardi “nella notte dal 3 al 4 febbraio 1918 bombe di aeroplani tedeschi fanno spaccare la maggior parte delle lastre delle finestre dell'Istituto; ma senza recare altri danni”.  

La storia continua ed è con Umberto d’Ancona, a Padova dal 1937 al 1964, che “si iniziano i lavori per l'istituzione a Chioggia di un piccolo laboratorio per ricerche lagunari. Viene destinato a tale scopo un edifizio demaniale sito sull'Isola di S. Domenico, che viene dato in concessione all'Università”. È il 1939-40. Poco dopo, durante gli anni della seconda guerra mondiale, le lezioni sono irregolari, la frequenza scarsa, le bombe causano altri danni. Si deve attendere il 1945-46 perchè l'attività didattica e scientifica dell'Istituto riprenda completamente. “Il grande numero di studenti rientrati dal servizio militare e dalla prigionia – scrive D’Ancona –  rende l'attività didattica particolarmente laboriosa”. La scuola di zoologia inizia ad assumere una dimensione internazionale: nel 1946-47 Giorgio Marcuzzi è all’università di Caracas, un anno dopo Giuseppe Colombo a Cambridge,Armando Sabbadin nel 1949-50 alla stazione biologica di Sète, Agostino Parise a Seattle nel 1959-60. 

Siamo giunti ormai nella seconda metà del Novecento: con il 1967 e la grafia di Bruno Battaglia le cronache si chiudono e il resto è storia recente. Con un lieto fine: il ritrovamento del testo originale.

Monica Panetto