Università e scuola

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Vittore Branca, personalità multidimensionale

9 maggio 2013

La straordinaria e per molti versi irripetibile personalità di Vittore Branca, nei suoi innumerevoli aspetti, di intellettuale instancabile, di accademico, di studioso, di febbrile pellegrino della cultura, di organizzatore di alta cultura e di ricerche internazionali, di protagonista di moltissime rilevanti imprese giornalistiche ed editoriali, non è affatto riducibile a un’unica dimensione, sia pure fondamentale e fondante, come quella strettamente accademica. Vittore Branca dal maggio 1953, mese e anno della sua chiamata a Padova al 1 novembre 1988, quando cessò dai ruoli per raggiunti limiti di età, è stato orgogliosamente e infaticabilmente professore dell’università di Padova, di Lingua e letteratura italiana e per alcuni anni anche di Filologia italiana presso la nostra facoltà di Lettere e Filosofia: per Branca il servizio all’università era da considerare come un impegno “sacro”, in certo senso precedente e più importante di ogni altro. Nel corso della sua lunghissima stagione padovana, Vittore Branca tenne anche nelle maggiori università europee e di tutto il mondo lezioni, conferenze e seminari, portando alto dovunque il nome dell’università di Padova e della sua ricca tradizione umanistica. Basti solo ricordare, ad esempio, che Branca fu il primo docente italiano non francesista a ricevere nel 1976 la laurea honoris causa dalla Sorbona di Parigi. Di questa ultratrentennale attività di docente, di studioso, di iniziatore di una scuola importante, impegnata a rinnovare e ad allargare le prospettive della letteratura italiana, caratterizzata da un’amplissima apertura di interessi e da una lezione inimitabile di civiltà e di alto livello della produzione scientifica, voglio ricordare due aspetti essenziali.

Il primo è rappresentato dalla non comune capacità di Branca di intessere collaborazioni dalle radici profonde con colleghi e amici a Padova e fuori Padova, ai quali è stato unito da un forte sodalizio ideale ma anche da un’inesauribile apertura al confronto e al dialogo: per una assai numerosa schiera di studiosi - da Franceschini a Billanovich, da Zaccaria a Pecoraro, da Petrocchi a Getto, da Ricci a Raimondi, per non dire di coloro che a lui e di lui furono, anche se in modi spesso molto diversi, vicini o allievi diretti, come Balduino, Brandalise, De Michelis, Lonardi, Padoan, Pastore Stocchi, Pullini - Branca è stato un inimitabile maestro nell’indicare la necessità di un rinnovamento dei metodi di ricerca, sia attirando l’attenzione sull’importanza degli studi relativi alla genesi e all’elaborazione delle opere letterarie, sia mostrando la necessità, per la stessa valutazione testuale, della valutazione dell’apporto dato dalla tradizione che i testi ha trasmesso. Ma egli è stato anche un aggregatore straordinario di imprese e di iniziative scientifiche, ispirate al rigore,  ma  sempre contraddistinte da notevoli ambizioni progettuali.

Il secondo aspetto è costituito dalla patavinitas di Vittore Branca, dall’orgogliosa tradizione di libertà, di autonomia e di custodia civile del nostro ateneo, di cui Branca si è fatto originale interprete e continuatore. Nel solco di una militanza intellettuale fermamente cristiana che ha le sue radici nella Fuci di Montini, ma che nasce da un impulso di libertà e di verità, e di un orgoglioso antifascismo etico, che lo accomuna a Ezio Franceschini nella filologia come scienza preliminare nella ricerca della verità, Vittore Branca è stato costantemente ispirato dalla tenace fedeltà a un impegno civile e intellettuale che ha alla sua base una ferma vocazione morale e una tensione alla ricerca della verità, che divengono evangelicamente ragione di vita. Come il suo “autore”, Boccaccio, è stato maestro di cultura all’Europa, così Vittore Branca ha restituito alla cultura occidentale l’immagine più vera e “realistica” di questo grande classico, facendone sentire la missione e il valore europei. Possiamo davvero dire che Vittore Branca è stato per l’università di Padova il maestro che ha saputo sintetizzare il rigore della scienza e l’umanità di chi è capace nella critica letteraria di mettere in gioco la sua persona, la sua libertà, le sue scelte morali, cosicché – come lui stesso ebbe modo di scrivere- l’esercizio del pensiero viene ad acquistare una somma importanza morale.

Giuseppe Zaccaria