Università e scuola

Un'immagine dell'interno della scuola svedese

Università e scuola

Svezia, una scuola senza pareti e senza classi

16 gennaio 2014

Curiosità, rispetto, responsabilità, divertimento, energia. Poche parole per definire l’anima delle Vittra International Schools, le scuole private svedesi che stanno rivoluzionando l’idea di istruzione e apprendimento (vittra.se). Questo speciale modello di istituti mette al centro il bambino e le sue esigenze, la libera creatività ed espressione di sé, il bilinguismo, la circolazione di idee e progetti in ambienti aperti, accoglienti e innovativi. Nuovi modi di insegnare, di imparare e di vivere gli spazi scolastici. È il futuro dell’istruzione? Non proprio. È il presente, la realtà svedese, l’aria che al Nord si respira da tempo. “Sono scuole dove essere se stessi – afferma la coordinatrice e responsabile di Vittra, Carina Leffler – Dove lavoriamo per creare opportunità di approfondimento, per permettere ai ragazzi di diventare la miglior versione di sé e affrontare il mondo con entusiasmo”. In particolare, a Stoccolma, lo studio d’architettura Rosan Bosch, proprio per Vittra, ha progettato la Telefonplan, una scuola unica nel suo genere, per “atteggiamento educativo” e concezione degli spazi. Inaugurata nell’agosto del 2011, e ormai entrata in piena attività, accoglie bambini, dai 6 agli 11 anni, in un ambiente dal design nordico, colorato, aperto e luminoso. Non ci sono pareti alla Telefonplan, non ci sono muri fisici e mentali: ai ragazzi è richiesto di occupare liberamente gli spazi in un clima di creatività, indipendenza e, al tempo stesso, partecipazione. Alla base c’è un obiettivo chiaro, la volontà di formare una generazione di futuri uomini e donne competenti e capaci, creativi, curiosi e open-minded, di larghe vedute. Open-minded come open space, perché una potenziale “mente aperta” deve essere accolta in uno spazio adeguato e che le somigli: “L’ambiente influenza l’apprendimento e deve evolversi per allinearsi al progresso della società”, spiega la preside della Vittra School Telefonplan, Jannie Jeppesen. Un nuovo sistema scolastico, dunque, con ammissione gratuita (l’importante è che il bambino abbia il “personal number”, una sorta di codice fiscale, e che almeno uno dei genitori sia un contribuente svedese), che elimina le aule e le classi e supera il modello di scuola tradizionale introducendone uno rivoluzionario basato sullo sviluppo e la cura del talento, la libera circolazione di idee, l’autonomia e il senso di responsabilità individuale. Gli alunni vengono invitati a lavorare sia per conto proprio- la scuola ha persino un’accogliente “caverna” dove isolarsi per riflettere o leggere in assoluto silenzio- che in gruppo, partecipando a progetti collettivi con compagni e insegnanti (senza la classica divisione in materie, ma affrontando “temi” che possano includerne diverse) in ambienti dedicati alla condivisione di spazi e idee, insieme a studenti dello stesso livello e non per forza della stessa età. Inutile dire che a ogni bambino è assegnato un pc, nessuno escluso: tecnologia e digitalizzazione sono alla base del sistema. “La qualità dello spazio e la gestione della didattica in quello stesso spazio non sono certamente aspetti secondari. Ovviamente la didattica non si trasforma solo grazie a un ambiente innovativo, ma uno spazio adeguato può creare ottime condizioni», commenta Carla Ida Salviati, direttore de La Vita Scolastica, Sesamo didattica interculturale e Scuola dell’infanzia per Giunti Scuola. “Io, per esempio, trovo interessante la scelta di allestire uno spazio scolastico a pareti mobili, esperienza che in Italia è già stata fatta e realizzata con successo. Insomma anche qui da noi non si tratta di una novità. Non si deve concepire un unico open space, certamente utile per la condivisione e lo sviluppo del senso di responsabilità e autonomia, ma non sufficiente. È importante che la scuola preveda anche luoghi chiusi, protetti, delimitati, dove un bambino possa isolarsi e pensare; ricordiamoci che, in particolare i più piccoli, hanno questo tipo di esigenza”. E Salviati aggiunge: “Se poi una scuola “senza pareti” porta con sé l’idea, a mio avviso vincente, di una scuola senza classi, allora ben venga. Sarebbe davvero una rivoluzione. Nei paesi anglosassoni non ci sono classi, ma gruppi di apprendimento”. Per Marnie Campagnaro, docente di teoria e storia della letteratura per l'infanzia e della biblioteca, dottore di ricerca in scienze pedagogiche, dell'educazione e della formazione all’università di Padova, “la scuola italiana è fortemente concentrata sulla lezione frontale, la Telefonplan è invece una scuola proiettata davvero verso il futuro. Alla base ci sono tecnologia, bilinguismo e uno spazio aperto che educa all’estetica e che fa già parte del percorso di formazione di un bambino. Quando tu entri in uno spazio ampio e luminoso cambi l’atteggiamento: bisogna ricordare che imparare è bello e le condizioni per l’apprendimento devono essere adeguate. Un ambiente di formazione didattico di questo tipo offre sia spazi per il lavoro individuale, da svolgere accompagnati da un educatore, che spazi condivisi per lavorare in gruppi di apprendimento, per competenze e interessi. Se io sono particolarmente interessato alle scienze, ritrovarmi in un gruppo con i miei stessi interessi mi motiva. Lavorare insieme, in uno spazio aperto, significa fare un passo in più perché lo stimolo arriva dall’ambiente, dai compagni e, ovviamente, da un insegnante preparato e appassionato chiamato a guidare il lavoro”.

Francesca Boccaletto


La storia di Gianni e il “metodo Reggio Emilia”

“Tra un paio di mesi mi trasferirò definitivamente in Svezia e raggiungerò mia moglie e le mie due bambine, di sette e undici anni, che sono lì già dall’anno scorso. Io invece, per lavoro, passo ancora lunghi periodi in Italia, ma ora sposterò la mia attività in Svezia”. Gianni Mazzoleni ha 37 anni, è nato a Padova e ha studiato Giurisprudenza. Oggi è un imprenditore. Durante gli anni universitari ha conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie, al tempo una giovane studentessa svedese in Italia per motivi di studio. “Abbiamo vissuto undici anni in Italia e qui le nostre figlie hanno iniziato la scuola, poi abbiamo deciso di trasferirci in Svezia. Viviamo vicino a Göteborg. Le mie figlie non frequentano le Vittra International Schools ma, per come la vedo io, la scuola svedese è innovativa anche quando è più tradizionale. Al nostro arrivo, la preside è venuta a trovarci a casa, poi ci ha invitati a scuola dove ad attenderci c’erano tutti gli insegnanti, lì solo per noi”. Quali sono, dunque, le caratteristiche della scuola svedese? “Grande attenzione per gli alunni e meno stress: i bambini lavorano molto a scuola e poco a casa, non c’è apprendimento forzato. I libri non li paghiamo, gli spazi sono attrezzati e la tecnologia è alla base del sistema, lo studio è organizzato per gruppi di apprendimento, a seconda del livello non dell’età. E poi ci sono i laboratori manuali, dalla cucina al cucito, e tanto sport, che invita a vivere a contatto con la natura, nonostante le temperature”. Insomma, è l’intero sistema a essere “diverso”, innovativo. Se la Telefonplan ha avuto il merito di ridefinire gli spazi, in generale, è il modello nordico ad essere rivoluzionario. “Non dimentichiamo le lingue: le mie figlie parlano italiano, svedese e, ovviamente, inglese - continua Gianni - E Alexandra, la più grande, ha espresso il desiderio di studiare anche il tedesco. Questo permetterà loro di diventare persone indipendenti”. “Inoltre c’è da dire che in Svezia sfruttano moltissimo il metodo Reggio Emilia…». In cosa consiste? “È nato in Italia (per merito del pedagogista Loris Malaguzzi, Ndr). Al centro trovano posto lo sviluppo della personalità e della creatività libera del bambino. Ne parlai con un’amica insegnante svedese che, osservando mia figlia mentre colorava le forme disegnate su un libretto, mi disse: si vede che non applicate il metodo Reggio Emilia, da noi i bambini non colorano forme disegnate, i bambini disegnano le forme”. 

F.Boc.