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Sulle tracce di Alessandro Magno

Fotografie di
Michele Cupitò e Massimo Vidale (dipartimento dei Beni Culturali, università di Padova)
Edoardo Loliva (Istituto centrale per il restauro, ministero per i Beni e le Attività culturali)

Scoprire l’origine della lingua indoeuropea e le tracce delle conquiste di Alessandro Magno nella valle dello Swat, in Pakistan. È questo lo scopo della missione diretta da Luca Maria Olivieri della Missione Archeologica Italiana in Pakistan in cui sono impegnati gli archeologi dell’università di Padova. Due i siti di scavo attuali: a Barikot e a Udegram. In quest’ultima si concentrano i lavori più intensi con la scoperta di un’antica necropoli risalente al 1300-1200 a.C.

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Gli scavi di Amluk-dara (Foto 1, 2, 3)

Lo stupa buddhista di Amluk-dara (II-VI secolo d.C.)
(Foto Edoardo Loliva)

Didattica ai bambini delle scuole sullo scavo dell’area sacra buddhista di Amluk-dara
(Foto Massimo Vidale)

L'area sacra antistante lo stupa di Amluk-dara in corso di scavo 
(Foto Massimo Vidale)

 

Gli scavi di Bariokot (Foto 4, 5)

La grande trincea di scavo nella città di Barikot, l’antica Bazira conquistata da Alessandro Magno nel 327 a.C. durante la sua campagna indiana
(Foto Edoardo Loliva)

Le possenti mura di epoca indo-greca della città di Bariokot in corso di restauro. In quest’area si concentreranno le ricerche programmate per la primavera 2013 alla ricerca delle tracce della conquista macedone
(Foto Michele Cupitò)

 

Gli scavi di Udegram (Foto 6, 7, 8, 9)

Operai e studenti universitari pakistani al lavoro nello scavo della necropoli protostorica di Udegram (XIII-X secolo a.C.) (Foto Michele Cupitò)

Massimo Vidale intento al rilievo della stratigrafia dei tumuli di copertura delle tombe di Udegram (Foto Edoardo Loliva) e Michele Cupitò sullo scavo di una delle tombe della necropoli di Udegram  (Foto Massimo Vidale)

La valle di Udegram, punteggiata di insediamenti e cimiteri islamici. Udegram corrisponde all’antica fortezza di Ora conquistata, anch’essa assediata ed espugnata da Alessandro Magno nel corso della sua campagna indiana (Foto Michele Cupitò)

(Foto 10, 11)

Olle, bicchieri, coppe e brocche in ceramica da una delle tombe della necropoli di Udegram. Le coppe erano molto probabilmente utilizzate in rituali che prevedevano il consumo del vino (Foto Edoardo Loliva)

Una delle tombe della necropoli protostorica di Udegram. Il defunto, deposto rannicchiato sul fianco sinistro, con le mani raccolte all’altezza del volto, è accompagnato da un ricco corredo composto da vasi in ceramica. L’approccio processuale allo scavo della sepoltura ha dimostrato che essa doveva contenere anche degli oggetti in materiale deperibile (legno, pelle, stoffa?) posti alle spalle dell’inumato (Foto Edoardo Loliva)

 

 

Janabd e Saidu Sharif (Foto 12, 13)

Il grande Buddha rupestre di Janabd (VII-VIII secolo d.C.). La scultura, gravemente danneggiata sul volto dagli estremisti religiosi, è attualmente oggetto di un restauro conservativo. Nel nell’autunno del 2013, sempre nell’ambito degli interventi del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova nel progetto Act (Archaeology, Community, Tourism), sarà inoltre sottoposta a un rilievo di dettaglio con laser a scansione.

Il grande stupa e il monastero buddhisti di Saidu Sharif in corso di restauro (I-III secolo d.C.)
(Foto Edoardo Loliva)

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