Scienza e ricerca

La ricostruzione del volto di Sant'Antonio. Foto: Massimo Pistore

Scienza e ricerca

Sant'Antonio senza trucco

12 giugno 2014

Immagini digitali, database, scansione e stampa tridimensionale, tutto rigorosamente open source, per dare un volto alla tradizione religiosa. Potrebbe sembrare una contraddizione in termini, in realtà ognuno potrà scegliere da che parte leggere questa storia che vede protagonista un celebre santo. 

Tutto comincia nel 2012 quando il museo di antropologia dell’università di Padova avvia un progetto di ricostruzione forense di visi a partire dagli antenati conservati in sede che si concluderà con l’allestimento della mostra Facce. I molti volti della storia umana in programma a Padova dal 15 novembre 2014 all’8 marzo 2015. “L’obiettivo – spiega il conservatore Nicola Carrara – è di presentare al pubblico i reperti custoditi nel museo e le ricerche che vengono condotte, oltre a voler dimostrare come siano cambiate nel tempo le frontiere nello studio dell’antropologia”. 

In questo percorso si inserisce la ricostruzione del volto di sant’Antonio a partire dal calco realizzato dallo scultore Roberto Cremesini nel corso della ricognizione del corpo effettuata nel 1981 dall’équipe dell’anatomo-patologo Vito Terribile Wiel Marin. Oltre al calco esiste anche un busto realizzato nel 1995 sempre da Cremesini, che propone un volto filiforme, dal naso adunco e dall’aspetto austero. 

Il museo prende contatti con il Centro Studi Antoniani e si appoggia all’Arc-team Archaeology di Trento, una società che lavora nell’ambito dell’archeologia con nuove metodologie, in particolare a Luca Bezzi specializzato in ricostruzioni 3D. 

In un primo momento Bezzi documenta fotograficamente il calco per ottenere una replica digitale del cranio. Ricorre a tecnologie note con il nome di structure from motion e image-based modeling che, partendo da una collezione di foto, consentono di ricostruire una “nuvola” di punti tridimensionali, un modello digitale in 3D. Tutto attraverso un sistema operativo (ArcheOS nel caso specifico) e software disponibili gratuitamente in rete. “Questo tipo di tecnica – spiega Bezzi – era conosciuto da tempo, ma non era mai stato applicato ai beni culturali. Lo testammo per la prima volta su reperti ossei nel 2012 durante la ricostruzione del volto di un individuo vissuto nell’alto Medioevo, Alberto di Trento”.    

A questo punto entra in scena Cicero Moraes, designer 3D che collabora con il Centro de tecnologia da informação “Renato Archer” di Campinas in Brasile e con il laboratorio de antropologia e odontologia forense da faculdade de odontologia dell’università di San Paolo. “Ciò che mi dissero di quel cranio – sottolinea Moraes – era molto poco: sapevo che apparteneva a un maschio europeo tra i 30 e i 40 anni. Nient’altro”. Non si vuole influenzare in alcun modo il lavoro. Dalla nuvola di punti prodotta da Bezzi, Moraes ottiene una superficie liscia su cui, sempre in digitale, inserisce i muscoli facciali utilizzando gli indicatori di tessuti molli. “Nel cranio – spiega Carrara – è possibile osservare i segni lasciati dalle inserzioni muscolari e proprio su questa base vengono posizionati i muscoli. Oggi sono disponibili database di derivazione forense (la tradizione statunitense in questo senso è molto ricca) che permettono di riscostruire la massa muscolare con un riscontro del 70%”. Se un tempo dunque le ricostruzioni dei volti venivano lasciate alla mano degli artisti, ora il modellatore grafico è in grado di “codificare” lo spessore muscolare dell’individuo e applicare le masse muscolari che rivestono il cranio in base al sesso, all’età e alla provenienza con un’attendibilità molto elevata. Nel caso specifico i parametri applicati sono quelli di individui maschi europei tra i 30 e i 39 anni. Viene utilizzato poi un modello “neutro” del volto realizzato dal laboratorio di antropologia di San Paolo che può essere impiegato per qualsiasi tipo di cranio, indipendentemente dal sesso e dall’età. “Usando questo modello – spiega Moraes – ho adattato la forma del volto, finché la pelle non ha combaciato con gli indicatori dei tessuti molli. Non occorre dunque fare tutto da zero, ma è sufficiente deformare il modello”. 

Sant'Antonio

Si elaborano due prototipi, uno glabro e uno con barba e capelli, che vengono sottoposti a Padova. Solo allora viene svelata l’identità del cranio e fornite al designer brasiliano dal Centro Studi Antoniani ulteriori informazioni su sant’Antonio con cui perfezionarne la fisionomia. Nel corso dell’ultima ricognizione, ad esempio, era stata trovata una ciocca di capelli neri all’interno del cappuccio della tonaca e in corrispondenza del pomo d’Adamo si era conservata sia la pelle che la barba. Si sapeva poi che il santo aveva un aspetto corpulento a causa dell’idropisia che l’aveva colpito. “Per la mancanza di indicatori dei tessuti molli in individui affetti da questa patologia – spiega Moraes – ho dovuto simulare l’effetto applicando un elevato indice di massa corporea”. La differenza tra un volto più o meno corpulento è dovuta dunque alla calibrazione con le fonti storiche. Un aspetto che si scosta in modo evidente dall’immagine tradizionale del santo e anche dalla proposta di Cremesini è anche la forma del naso, ora più robusta, che si è ottenuta dalla forma della spina nasale.   

Dopo questi riadattamenti del modello digitale, il terzo e ultimo step è la stampa tridimensionale effettuata nel laboratorio di antropologia di San Paolo. Vengono sovrapposti più di 1500 livelli di polvere multicolor e ogni singolo strato presenta lo spessore di un foglio di carta. Il modello ottenuto viene scaldato a 65° in un forno e ulteriormente fissato tramite l’applicazione di una resina. Non mancano le difficoltà. La stampa infatti dà problemi di colorazione e ciò richiede l’intervento di un’artista locale specializzata in arte sacra.  

Il risultato è il busto di un uomo corpulento, di carnagione olivastra, barba e capelli neri, occhi marroni e profondi. “Il volto che si è ottenuto – conclude Carrara – è molto diverso da come lo vuole la tradizione. Ora si propone un viso finemente iberico che ben si adatta a un giovane sui 36 anni. L’immagine classica del santo viene sconvolta e spogliata di tutte le sovrastrutture culturali e religiose che naturalmente tendiamo ad apporvi”.   

Ad attenderci ora sono i volti di Francesco Petrarca e Luca Belludi.

Monica Panetto