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Quanti sono i posti nei tirocini per gli insegnanti?

11 luglio 2012

Essere insegnante non è un lavoro come un altro: ci vuole dedizione e passione per lo studio e per la trasmissione delle conoscenze, si deve provar soddisfazione a vedere che i tuoi studenti hanno capito ciò che hai spiegato e sanno usare quelle informazioni per risolvere i problemi che via via gli si presentano. D’altra parte crescono sotto i tuoi occhi e come insegnante, sei partecipe della loro formazione culturale e personale. Per coloro che hanno questa predisposizione, la risposta alla domanda è sicuramente affermativa. E’ naturale, tuttavia, che con la crisi che imperversa, anche chi non aveva mai valutato l’insegnamento ora lo veda come una prospettiva allettante. Forse vale allora la pena fare due conti e affrontare la questione in modo pragmatico.

A livello nazionale i posti disponibili per i tirocini per il 2011-2012 sono 4.275 per la scuola secondaria di I grado e di 15.792 per la scuola secondaria di secondo grado. Sebbene i numeri in gioco possano sembrare molto elevati, la suddivisione per ambito regionale vede un numero di assegnazioni piuttosto limitato, certamente non adeguato a sopperire le lacune ingigantite dai pesanti tagli all’istruzione che negli anni si sono accumulati in modo devastante. Il problema lo conoscono bene le famiglie che si trovano una offerta formativa che non rispecchia le promesse, come ad esempio si desume dal semplice fatto che le ore di compresenza da parte degli insegnanti non è a priori perseguibile per mancanza di organico. Lo sanno i dirigenti scolastici che, non avendo strumenti per risolvere la situazione, né vedendoli all’orizzonte, non sarebbero certo da biasimare se optassero per giocare a dadi per uscire dai loro grattacapi.

La prima distribuzione dei posti ha destato malumori in tutti. In un mondo perfetto ci si aspettava che i posti fossero “pesati” in base alle esigenze del bacino di utenti e, quindi, alla popolazione residente in una certa regione. Ed ecco che in Veneto sono stati attribuiti 165 posti per insegnanti della scuola secondaria di primo grado e 590 per quella di secondo grado a fronte dell’8,1% della popolazione residente rispetto alla popolazione italiana. In Lombardia rispettivamente 501 e 1756 posti per la scuola di primo e secondo grado (con una popolazione pari a circa il 16,4% del paese). In altre regioni è andata meglio ma comunque non abbastanza: la Puglia, ad esempio, ha portato a casa 535 posti per la scuola di primo grado e Bari ben 670 posti per la scuola secondaria di secondo grado con una popolazione che copre il 6,7% di quella italiana. Sono numeri che fanno riflettere su quale sarà l’investimento necessario per il futuro in modo da bilanciare questa sofferenza prima che diventi un’agonia.

La probabilità di riuscire a essere inquadrati nell’organico della pubblica istruzione non è sicuramente elevata: non basta infatti valutare solo le aspettative occupazionali ma anche le chance che si hanno per accedere a un tirocinio che è a numero chiuso. Oltre all’esame di accesso, infatti, giocano i titoli acquisiti nella propria carriera accademica e post-accademica. Sono valutabili i titoli di accesso (valutazione del percorso di studi svolto), i titoli di servizio e i titoli culturali e professionali. Oltre al voto di laurea (magistrale, specialistica o di vecchio ordinamento, o diploma accademico) che riconosce sino a 4 punti ai 110 e lode, è valutato positivamente il dottorato di ricerca (+6 punti) e l’attività di ricerca scientifica basata su contratti a tempo determinato per almeno due anni anche non consecutivi (+4 punti). Nella migliore delle ipotesi sono attribuiti quindi al massimo 14 punti per i titoli di accesso e culturali/professionali, equivalenti a circa 1260 giorni di servizio prestato nelle istituzioni del sistema nazionale dell’istruzione.

Il messaggio dato dal Ministero è quello di favorire coloro che si sono contraddistinti come migliori studenti o che hanno un’anzianità di servizio tale che cambiare lavoro sarebbe per loro uno spreco di risorse “personali” troppo elevato da sostenere. Fatte queste premesse c’è l’incognita dell’esame di accesso ai TFA, composto da un test preliminare e, successivamente, da prove scritte e orali. Il test preliminare è solo il primo scoglio da superare: predisposto da una commissione di ispettori ed esperti del Ministero dell'Istruzione, esso consiste in 60 domande a risposta multipla, di cui una sola è quella corretta (e vale +0.5 a fronte di zero per una risposta inesatta o non data). I test preliminari saranno i medesimi su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione ed impegneranno ciascun candidato per un massimo 3 ore. Partiti il 6 luglio si concluderanno il 31 luglio, sulla base di un calendario definito a livello nazionale.

Solo coloro che avranno conseguito una valutazione non inferiore a 21/30 nel test preliminare potranno accedere alla prova scritta (eventualmente affiancata anche da una prova pratica a seconda della classe di abilitazione prescelta) e successivamente all’orale. Entrambe le prove sono definite autonomamente dall’Ateneo di riferimento presso il quale si intenderebbe svolgere il tirocinio, che ne stabilisce non solo i contenuti ma anche il calendario. E’ lo stesso Ateneo dunque che formula la graduatoria finale, per ciascuna classe di abilitazione sommando, ai punteggi conseguiti dai candidati che hanno superato il test preliminare, i risultati della prova scritta e i risultati della prova orale con il punteggio attribuito all'esito della valutazione dei titoli. In caso di parità di punteggio, prevale il candidato che abbia una maggiore anzianità di servizio nelle istituzioni scolastiche; nel caso di ulteriore parità, prevale il candidato più giovane.
Al temine di questa procedura, i sopravvissuti saranno ammessi a frequentare il Tirocinio insieme ai “congelati SISS”, ovvero coloro rimasti nel limbo nel passaggio al nuovo sistema di abilitazioni dopo essersi iscritti alle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario ma averne sospeso la frequenza (SISS erano corsi biennali di formazione post-laurea). Con impeccabile lungimiranza il ministero ha previsto che il tirocinio sarà attivato anche con un numero inferiore di ammessi rispetto ai posti disponibili: se si può risparmiare tanto meglio, l’importante è non modificare a posteriori i criteri di accesso che potrebbe creare corsie preferenziali. Se le vacanze estive sono un miraggio, forse vedremo un incremento nel turismo invernale perché alla fine ci sarà più di qualcuno che dovrà recuperare le energie per smaltire lo stress accumulato e rigenerarsi per dare il meglio durante il tirocinio.

 

Cinzia Sada

 

(2/fine)

 

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