Università e scuola

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Più risorse ai grandi atenei? La Camera cambia le regole

24 luglio 2013

Per gli atenei è in arrivo una rivoluzione meritocratica? La discussione finale sulla legge di conversione del cosiddetto "decreto del fare" (dl 69/2013), in programma oggi alla Camera (con voto di fiducia), potrebbe introdurre una radicale modifica nei meccanismi di finanziamento delle università, con un fortissimo incremento dei fondi destinati a chi rispetta gli indicatori di qualità fissati dal ministero dell'Istruzione. Due emendamenti approvati in commissione all'ultimo momento hanno innovato i criteri per attribuire la "quota premiale", la parte del fondo di finanziamento ordinario che viene distribuita agli atenei "virtuosi". Attualmente la legge prevede che la quota premiale non sia inferiore al 7% del totale del fondo, ma negli ultimi anni la percentuale è aumentata, arrivando a oltre il 13%. Un emendamento alla legge, firmato dall'ex ministro Gelmini, prevede invece che dal 2014 la quota sia elevata al 20%, con un successivo aumento minimo pari all'1% annuo fino ad arrivare, a regime, a costituire il 30% delle risorse disponibili per gli atenei. Se la norma diventasse legge dello Stato, questo comporterebbe che gli 818 milioni previsti come "premio" per il 2013 volerebbero l'anno successivo (supponendo che l'ammontare totale del fondo rimanesse invariato) a quota 1,2 miliardi, e a regime (al più tardi nel 2024) raggiungerebbero gli 1,8 miliardi. La riforma incide anche sui criteri di attribuzione della quota: almeno tre quinti dell'importo verrebbero versati secondo i risultati della valutazione dell'Anvur sulla qualità della ricerca; almeno un quinto sarebbe determinato dalla valutazione (sempre a cura dell'Anvur) delle politiche di reclutamento degli atenei. Riguardo all'ultimo quinto (innovazione prodotta da un secondo emendamento), non andrebbe direttamente agli atenei virtuosi, ma finanzierebbe un programma nazionale di sostegno agli studenti meritevoli. Questa è la seconda grande novità del disegno di legge per le università: viene creato un coordinamento nazionale per l'attribuzione delle borse di studio per gli studenti iscritti a corsi di laurea e di dottorato. Un cambiamento sul quale le Regioni hanno già, peraltro, espresso parere negativo. Secondo il disegno di legge, le borse saranno assegnate sulla base di una graduatoria unica nazionale fondata sui risultati scolastici e accademici degli studenti e sul reddito e patrimonio familiari, con maggiori aiuti per chi si iscrive fuori dalla regione di appartenenza. Le borse saranno attribuite a condizione che lo studente superi ogni anno un numero di esami corrispondente a un tetto prestabilito di crediti formativi.

La profondità del (potenziale) cambiamento dipende, oltre che dalle cifre in gioco, anche dai criteri di attribuzione. La quota premiale del fondo di finanziamento ordinario oggi viene assegnata per un terzo in base alla qualità didattica degli atenei e per due terzi secondo gli indicatori relativi alla ricerca scientifica: la riforma del "premio", se approvata senza modifiche, stravolgerebbe i princìpi secondo i quali oggi il ministero individua gli atenei "virtuosi". Infatti, dal momento che una parte importante della quota (il 20%) verrebbe sottratta alla diretta disponibilità degli atenei per finanziare un sistema accentrato di gestione del diritto allo studio, questo avrebbe una conseguenza importante sul restante 80% da trasferire agli atenei: il denaro verrebbe distribuito in base ai risultati della ricerca scientifica (per due terzi) e delle politiche di reclutamento (per un terzo). Una proposta su cui, evidentemente, ha influito molto la recente pubblicazione della valutazione Anvur sulla ricerca negli atenei, che ha suscitato un dibattito intenso. Una rivoluzione, dunque? Non del tutto. L'emendamento Gelmini prevede una clausola di salvaguardia che attenua molto la portata della riforma: nessun ateneo, sulla base delle nuove disposizioni, potrà veder decurtata la propria quota annua in misura superiore al 5% dei fondi ottenuti nell'anno precedente. Perciò la ripartizione in base al giudizio dell'Anvur subirà dei drastici correttivi che tuteleranno gli atenei meno in linea con i nuovi parametri. Non resta che attendere, a questo punto, l'esito del voto parlamentare. 

Martino Periti