Scienza e ricerca

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Parassiti d'Italia

21 settembre 2012

Si parla sempre più spesso di “parassiti”: politici, evasori fiscali, lavoratori pubblici ma è opportuno ricordarsi anche dei veri parassiti, cioè di quegli organismi che vivono a spese di un ospite nel quale o sul quale si insediano e dal quale traggono nutrimento; il termine parassita deriva infatti dal greco παρά che significa “presso” e σῖτος che significa “alimento”, cioè “si nutre vicino”. Di qui l’idea di organizzare il Convegno Parassiti d’Italia a Roma, alla Camera dei Deputati.

La Società Italiana di Parassitologia, associazione scientifica senza fini di lucro fondata nel 1959 (già Società per gli studi della malaria nata nel 1898) ha presentato i risultati del primo censimento dei parassiti segnalati nel nostro Paese. L’indagine, alla quale hanno preso parte per oltre due anni molti soci dell’associazione, ha fornito un risultato sorprendente: in totale in Italia sono presenti 340 specie diverse di parassiti che interessano sia gli animali sia l’uomo; il dato è sicuramente per difetto perché non sono stati considerati gli animali selvatici, i volatili e gli organismi acquatici (pesci e mammiferi marini) che, a dispetto delle credenze popolari (“Sano come un pesce”), possono ospitare inquilini indesiderati. 

I parassiti esistono da migliaia di anni, sono diffusi in tutto il mondo e nel corso dei secoli hanno modificato le loro abitudini di vita adattandosi all’ambiente e all’ospite e provocando danni e malattie più o meno gravi con importanti perdite produttive. Molti, inoltre, possono essere trasmessi dagli animali all’uomo e rappresentano quindi un grave problema di sanità pubblica con forme gravi e a volte letali. 

Perché si sente parlare raramente delle malattie sostenute da questi organismi, ospiti indesiderati di uomo e animali? Perché i parassiti non fanno notizia. Nella loro natura è infatti insita una notevole discrezione fisiopatologica: un “bravo” parassita sa che la sua vita dipende da quella dell’ospite e cerca di creare un equilibrio che consenta di prolungare la sua permanenza nell’ospite stesso. 

I parassiti, estremamente frequenti, in futuro, avranno un’importanza sempre maggiore a causa di un mondo sempre più globalizzato e nel quale sono in atto importanti cambiamenti (ad esempio le variazioni climatiche); basti pensare alle malattie trasmesse da vettori, alle parassitosi di origine alimentare, da importazione e a quelle che interessano soggetti trapiantati e/o trattati con immunofarmaci.

I veri parassiti esistono, sono tanti e diffusi e conoscerli, almeno per le parassitosi trasmissibili all’uomo, è il presupposto indispensabile per poter impostare efficaci piani di lotta che interessino tutto il territorio nazionale. Vorremmo che venissero messe in campo maggiori energie per la lotta alle parassitosi, vorremmo che si parlasse di più di parassiti e malattie parassitarie anche nelle aule universitarie… perché i futuri medici non studiano (o meglio studiano poco) le malattie parassitarie come invece accade per i medici veterinari? Perché in Italia in solo cinque corsi di laurea in Medicina e chirurgia esistono corsi di parassitologia?  Forse i “parassiti della società”, e le notevoli forze che vengono messe in campo per combatterli e recuperare il denaro rubato alla collettività, potrebbero servire per “sconfiggere” i veri parassiti.

 

Mario Pietrobelli