Università e scuola

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Open Educational Resources: il punto della situazione

14 gennaio 2014

È già da qualche tempo che la filosofia Open access è entrata a far parte della didattica grazie al movimento Open educational resources (Oer) – in italiano “risorse educative aperte”. Il nome fu coniato oltre dieci anni fa durante il forum Unesco 2002 convocato per esaminare il potenziale per i paesi in via di sviluppo dell'iniziativa del Massachusetts institute of technology (Mit) che aveva iniziato per prima a mettere il materiale didattico on line in accesso aperto.

Il movimento Oer si è poi espanso a livello internazionale ed è in continuo sviluppo grazie alle tecnologie Web 2.0 che consentono la creazione di contenuti generati dagli utenti delle comunità sociali che gravitano attorno alle piattaforme e-learning. Da allora in numerose istituzioni anglosassoni le Oer sono ormai un fenomeno accettato e riconosciuto a livello didattico, incorporate entro sistemi e-learning, e adatte allo sviluppo di repository connessi ai corsi da esse erogate.

Sono circa 90.000 ormai i siti didattici attivi in 240 Paesi, che usano l’applicazione libera Moodle, un Open source Course management system utilizzato da quasi un milione mezzo di formatori per creare siti di formazione. Di questi siti, oltre 60.000 non hanno posto condizioni di privacy e permettono che i loro materiali siano accessibili a tutti. Ma per essere davvero definita Oer, una risorsa didattica aperta deve avere caratteristiche di duplice apertura: dal punto di vista dei diritti deve essere licenziata in modo da poter essere usata e ri-utilizzata, mentre dal punto di vista tecnico deve avere il codice sorgente aperto per sviluppi ulteriori.

Le risorse educative aperte devono in generale soddisfare i quattro diritti del modello 4R framework [reuse, recise, remix, redistribute], tipico del mondo “Open” che significa che gli utenti sono liberi di riutilizzare il contenuto nella sua forma inalterata, modificarne il contenuto che può essere adattato, rettificato, combinare tramite un remix contenuti originali diversi, aggiungendo o modificando per creare qualcosa di nuovo, e alla fine ridistribuire copie del contenuto originale o riveduto in forme remix o derivate di modo da essere condiviso con gli altri.

Sempre l’Unesco, inoltre, con la Dichiarazione di Parigi del 2012 ha emanato alcune raccomandazioni chiave, al fine di potenziare le nuove opportunità formative che aiutino a superare le barriere di accesso all’istruzione. Propone di operare su un’infrastruttura scalabile costruita con software open source, in modo da potervi apportare continui miglioramenti e da renderla prontamente disponibile per altre istituzioni educative.

Sebbene non vi sia ad oggi nessun modello economico per lo sviluppo di tali risorse, proprio per la loro novità entro il mercato accademico, molte istituzioni sembrano adottare le OER come risposta strategica alle attuali pressioni economiche e sfide sociali.

Nel settembre 2013, nell'ambito dell'iniziativa Opening up education, si è mossa anche la Commissione europea, lanciando il portale Open education Europa per fornire un unico accesso per le risorse didattiche aperte europee. L'obiettivo principale del portale, fondato a sua volta sulla base di elearningeuropa.info che dal 2002 sostiene la trasformazione dell'istruzione attraverso la tecnologia, è quello di collegarsi a tutti i repository Oer europei esistenti, in diverse lingue, per offrirli a studenti, insegnanti e ricercatori. Il portale conta quasi 38.000 utenti registrati con una media di 55.000 visite mensili, ed è già diventato un luogo privilegiato per l’analisi del cambiamento e dell'innovazione nella didattica.

Le Oer sono ormai inevitabilmente confluite anche nel mondo dei Mooc, i corsi universitari on line a libero accesso. Ma è necessario puntare sulle Oer anche in ambito scolastico e non solo in ambito universitario. In Italia il decreto Miur del 27 settembre 2013 sui libri di testo digitali parla di Oer e di standard interoperabili come due punti fermi che era necessario riaffermare rispetto ai precedenti regolamenti ministeriali. Da una parte si traccia la differenza fra tipologie diverse di risorse di apprendimento quali strumenti organici costruiti per coprire un curriculum, come il libro di testo – cartaceo o digitale –, con una funzione diversa rispetto alle risorse granulari (learning object ecc.) selezionabili e utilizzabili per esigenze specifiche. Dall’altra viene ribadita l’importanza delle piattaforme e dell’interoperabilità tra ambienti: mentre ora esistono piattaforme diverse per ciascun editore, si spera che col tempo sia possibile avere anche risorse organiche aperte, già presenti nel mondo dell’università ma ancora assenti nel mondo della scuola.

Antonella De Robbio