Le opinioni

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Nicola Scafetta ci scrive

16 ottobre 2014

Riceviamo e pubblichiamo.

 

Recentemente Dario Zampieri e Stefano Caserini hanno sentito la necessità di criticare aspramente su il Bo (19 Agosto) il mio seminario (I cambiamenti climatici: il contributo astronomico e il contributo antropico) tenutosi a Padova al dipartimento di fisica e astronomia il 23 luglio. Zampieri e Casarini non erano presenti al seminario e ragionevolmente hanno solo guardato la registrazione. Nonostante l'apparente sicurezza con cui gli autori scrivono, nessuno dei due sembra essere esperto nel campo ed aggiornato. Entrambi ignorano sia importanti dettagli scientifici, sia recenti ricerche pubblicate su importanti riviste scientifiche internazionali da diversi autori. Queste ricerche sono state oggetto del mio seminario. Zampieri e Caserini iniziano la loro critica affermando che io sarei “un noto negazionista del cambiamento climatico”. L'affermazione sembra avere lo scopo di creare un pregiudizio nel lettore. Non ho mai negato i cambiamenti climatici e nulla nel seminario suggerisce l'opposto. Al contrario, sono un convinto sostenitore dei cambiamenti climatici non solo odierni, ma anche del passato, a diverse scale temporali. Cambiamenti climatici avvenuti su tutte le scale temporali sono stati estensivamente discussi nel seminario.

Mentre i cambiamenti climatici sono nei dati, la loro interpretazione scientifica è, tuttavia, un tema aperto. Riguardo i cambiamenti climatici degli ultimi 150 anni le ricerche più recenti stanno mettendo in evidenza l'importanza dei cambiamenti naturali come ad esempio cicli di circa 60 anni, di circa 1.000 anni e molti altri cicli naturali. L'esistenza di questi cicli climatici è basata su una notevole letteratura scientifica. 

La cosa importante da capire è che i modelli climatici moderni (i GCMs) non predicono questa variabilità naturale osservata e, quindi, secondo il metodo scientifico uno deve riconoscere che ci sono problemi aperti. Questo è stato dimostrato non solo nei miei lavori (e.g.: Discussion on climate oscillations: CMIP5 general circulation models versus a semi-empirical harmonic model based on astronomical cycles, Earth-Science Reviews 126, 321-357 2013), ma anche da altri autori. Ad esempio, recentemente Liu et al. (The Holocene temperature conundrum. PNAS 111(34) E3501-E3505, August 2014) trovano  severe inconsistenze tra i dati climatici e le predizioni dei modelli climatici durante l'Holocene che “demands a critical reexamination of both proxy data and models”. 

Il tenere conto di oscillazioni climatiche naturali dalla scala decennale a quella millenaria necessariamente ha conseguenze anche nella corretta interpretazione del cambiamento climatico che si è osservato sin dal 1850. Come discusso nel seminario, ad esempio, un ciclo millenario ha contribuito ad un riscaldamento naturale sin dal XVII secolo mentre un ciclo di 60 anni ha contribuito ad un ulteriore riscaldamento dal 1910 al 1940 e dal 1970 al 2000. Alla componente naturale si deve poi aggiungere la componente antropica che ha contribuito ad un riscaldamento aggiuntivo soprattutto sin dal 1950. La conclusione del modello che ho proposto è che circa 50% dei cambiamenti climatici osservati sin dal 1850 e dal 1950 sono di origine naturale mentre il rimanente trend di warming è di origine antropica.

Contrariamente a quello che Zampieri e Caserini insinuano nella loro critica, la componente antropica stimata nel mio modello si basa sugli stessi scenari di emissione di biossido di carbonio proposti dall'IPCC. Quindi non c'è nulla nel mio seminario che suggerirebbe che, come Zampieri e Caserini affermano con sicurezza, io non sappia, ovvero che le emissioni di CO2 stanno aumentando e di quanto. Ma questo non è il punto. Il punto scientifico è quantificare accuratamente l'effetto dell'aumento del CO2 sul clima. Questo è ciò che deve essere ben capito.

Zampieri e Caserini dimostrano poca dimestichezza nella letteratura scientifica affermando con troppa sicurezza: “Sappiamo che la sensitività climatica, cioè l’aumento di temperatura dovuto ad un raddoppio di CO2 in atmosfera, è di circa 3°centrigradi”.  Tuttavia, l'IPCC  Fifth Assessment Report (AR5) afferma qualcosa di più scientificamente interessante. È scritto: "There is high confidence that ECS is extremely unlikelyless than 1°C and medium confidence that the ECS is likely between 1.5°C and 4.5°C and very unlikely greater than 6°C”. Nel seminario ho discusso questa incertezza e dimostrato che mentre i GCMs del clima predicono una sensitività climatica media di circa 3°C, il tenere conto dei cicli naturali implica che la sensitività climatica è verosibilmente tra 1°C e 2.25°C con mediana 1.5°C. Questo range è ben dentro il range fisico proposto dall'IPCC e implica che il vero effetto della CO2 è metà di ciò che i GCMs  predicono.

Zampieri e Caserini negano che negli ultimi 10-15 anni il riscaldamento globale si sia arrestato (nonostante una forte e concomitante crescita delle emissioni di CO2). Tuttavia, questa pausa la si può facilmente verificare nei dati della figura riportata di sotto che confronta il HadCRUT4  global surface temperature del Climatic Research Unit (curva in nero), la simulazione media dei GCMs adottati dall'IPCC (curva in verde) e uno dei miei modelli (curva in rosso; cf: Earth-Science Reviews 126, 321-357 2013; Energy & Environment, 24(3-4), 455–496). Che la temperatura globale non stia crescendo sin dal ~2000 è ben noto a tutti gli esperti nel clima. È importante osservare che questa pausa climatica e' stata correttamente predetta dal mio modello basato su cicli naturali di origine astronomica (curva in celeste) + il contributo antropico proposto inizialmente nel 2009 in quanto dovuta al ciclo naturale di 60 anni, che sin dal 2000-2005 è stato nella sua fase di raffreddamento, compensato dal concomitante riscaldamento antropico. Tuttavia, i GCMs hanno fallito la predizione predicendo un riscaldamento medio di circa 2 °C/secolo dal 2000 che non si è osservato.

Infine, Zampieri e Caserini mi accusano di falsità quando affermo che nel 2008 Mann ha rivisto i suoi lavori precedenti pubblicati nel 1998-2003. Tuttavia,  nel lavoro Mann el al. PNAS 105, 13252–13257 (2008) è scritto: “The reconstructed amplitude of change over past centuries is greater than hitherto reported, with somewhat greater Medieval warmth in the Northern Hemisphere, albeit still not reaching recent levels”.  Infatti, come mostrato e discusso nel seminario, recenti ricostruzioni della temperatura degli ultimi 2000 anni hanno messo in evidenza come il periodo caldo medioevale (900-1300) e il periodo freddo della Little Ice Age (1300-1800) siano stati sottostimati nelle ricostruzioni della temperature proposte negli anni 2000 da Mann ed altri note come l'Hockey Stick. Un recente articolo sul tema è di Christiansen e Ljungqvist (The extra-tropical Northern Hemisphere temperature in the last two millennia: reconstructions of low-frequency variability. Clim. Past 8, 765–786, 2012) dove si evidenzia l'esistenza di una grande variabilità climatica naturale in contraddizione significativa con i lavori di Mann del 1998-2003.

In conclusione, la critica dello Zampieri e del Caserini al mio seminario manca di aggiornamento con la letteratura recente ed è basata su una comprensione ideologica ed emozionale dei temi trattati, dove spesso i dettagli e gli argomenti scientifici sono ignorati.

Nicola Scafetta