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Leggete tutte le domande prima di iniziare a rispondere

4 settembre 2012

Lo svolgimento di un test di qualunque natura rappresenta spesso un momento di forte stress emotivo e porta molti studenti a non dare il meglio di sé. Una delle principali difficoltà deriva dalla limitata capacità di concentrazione, che porta a leggere in modo superficiale i testi dei quesiti proposti senza tenere nel debito conto il significato delle parole e della punteggiatura. 

Quando il tempo a disposizione è limitato, come accade nelle prove di accesso ai corsi di laurea, istintivamente lo studente è portato a individuare nel testo del quesito delle parole chiave essenziali e, successivamente, la risposta associata. Tuttavia avverbi, congiunzioni e locuzioni verbali possono cambiare il peso delle parole chiave individuate nella domanda, rendendo a priori possibili più risposte benché una sola sia quella corretta. 

Le strategie che si possono adottare sono diverse: alcuni studenti leggono tutti i quesiti prima di rispondere e, successivamente, si concentrano su quelli di cui conoscono la risposta con certezza. Procedono poi con quelli di cui hanno qualche reminiscenza e, quindi, probabilmente, con il ragionamento credono di poter arrivare a una conclusione sensata. Questa metodologia, di fatto, è la più efficace dal momento che permette al candidato di sfruttare il tempo rimasto nel migliore dei modi. 

Altri invece procedono in modo sequenziale, leggendo testo e risposta associati a un dato quesito. Nonostante sia il più diffuso, questo approccio spesso provoca un utilizzo non efficiente del tempo rimasto se il numero di quesiti di cui non si conosce la risposta esatta di primo acchito è relativamente significativa. Perdendo tempo in domande “difficili”, si riduce il tempo che si può dedicare alle domande “facili” e perciò la probabilità di commettere errori di lettura del testo tende a essere maggiore. 

Ciò si verifica anche nelle domande di natura scientifica dove è richiesto di elaborare dei calcoli matematici o di utilizzare la logica. Sebbene in questo contesto potrebbe sembrare di secondaria importanza la forma italiana utilizzata per esprimere il quesito, in realtà è una delle fonti di maggior imbarazzo da parte dello studente. Lo dimostra il fatto che mediamente le risposte a quesiti dove viene chiesta una formula o un parametro numerico sono quelli che vengono svolti in minor tempo e, tipicamente, con un tasso di successo sufficiente. Infatti, se il bagaglio culturale del candidato è ricco, la memoria viene prontamente in aiuto. Se il ricordo nozionistico non è invece preciso e accurato, spesso le alternative alla risposta corretta sono così palesemente fuori dal contesto che lo studente, ugualmente, ricava la risposta corretta per “assonanza” o per “esclusione diretta” più che per logica deduttiva. 

È il caso tipico in cui nei quesiti si trova un’espressione che esprime la relazione matematica di due o più grandezze fisiche e il candidato ne ricorda solo una parte: automaticamente esclude a priori tutte le risposte in cui tale parte non è presente, senza però ragionare veramente sull’oggetto della domanda. Lo studente medio, cioè, non pare istintivamente propenso a dedurre la risposta corretta né ad attuare controverifiche. Per esempio, non controlla le unità di misura delle grandezze fisiche che in un’uguaglianza devono esser rispettate da entrambi i membri e, magari, sceglie la risposta errata perché, ahimè, è quella più simile a quella ricordata. Lo stress emotivo o una preparazione settoriale dedicata alla sola memorizzazione e non all’approfondimento degli argomenti, ha come effetto primario la ridotta capacità di concentrazione e di impiego della logica nello svolgimento dei test. Invece di partire da un’ipotesi, verificare la tesi e a contro-verificarne la sua validità considerando le eventuali conseguenze o effetti della stessa, lo studente medio improvvisa e, spesso, sbaglia. Non è da escludere che in qualche modo sia la stessa presenza delle risposte multiple a creare questa difficoltà: sappiamo, infatti, che studenti che hanno risultati mediocri nei test a risposta multipla talvolta si dimostrano competenti negli esami orali. La differenza però sta nel fatto che negli orali non c’è più il conto alla rovescia dell’orologio che impone un tempo prefissato per sostenere una prova e quindi la mente è più libera di gestire l’emozione ed efficacemente trovare le risposte richieste. In generale tuttavia l’andamento dei test di ingresso ai corsi di laurea paiono indicare un sensibile peggioramento delle conoscenze degli studenti specialmente in matematica e in logica: apparentemente c’è un problema con l’istruzione impartita nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. 

Dobbiamo considerare anche l’abitudine all’uso di Internet: gli studenti non devono più pensare a trovare la soluzione, razionalizzando un problema e identificando le strade per ottenere una risposta. È sufficiente inserire una query in Google ed ecco che si trova qualcuno che ha fatto già il lavoro. Lo studente di oggi non è più stimolato a mettersi in gioco perché può, se vuole, trovare tutte le soluzioni e acquisirle in modo passivo senza averle ricavate con impegno: nel lungo periodo questo ha un prezzo.

 

Cinzia Sada


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