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Novellara (Reggio Emilia). Jasininder Singh, indiano, prepara le forme di Parmigiano Reggiano nell'azienda casearia San Giovanni. Foto: Giulio Piscitelli/contrasto

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Lavoro, in Italia aumentano gli occupati stranieri

14 agosto 2014

In Italia aumentano gli occupati stranieri: quasi 2,4 milioni nel 2013, 22.000 in più rispetto al 2012 (+14.378 Ue e +7.497 extra Ue), a fronte di una significativa riduzione dell'occupazione italiana, scesa di 500.000 unità. A rivelarlo è il Quarto Rapporto annuale 2014. Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia, curato dalla direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con la direzione generale per le politiche per i servizi per il lavoro, l’Inps, l’lnail, Unioncamere e il coordinamento di Italia lavoro.

In sei anni, dal 2007 al 2013, mentre gli occupati italiani sono diminuiti di oltre 1,6 milioni, l'occupazione straniera è aumentata di 853.000 unità e nello stesso periodo la loro incidenza nel mercato del lavoro italiano è cresciuta, raggiungendo, nel 2013, il 10,5% del totale degli occupati, con punte del 19,7% nelle costruzioni e del 13,6% in agricoltura. E con una crescita significativa nei servizi di cura, settore in cui l'80% del totale della forza lavoro occupata è immigrata. Pur risentendo della crisi del contesto economico attuale, il tasso di occupazione degli stranieri resta dunque più alto rispetto a quello della popolazione italiana (58,1% vs 55,3%), rapporto inverso rispetto a Francia (55,3% vs 64,8%), Regno Unito (67,2% vs 71,1%), Germania (60,7% vs 74,8%) e Spagna (53,2% vs. 55,2%).

Il rapporto svela dati significativi anche per quel che riguarda le fasce di età inferiori ai 30 anni: sempre tra 2007 e 2013, se da una parte si nota il calo vertiginoso dell’occupazione degli italiani under 30 (1,162 milioni di occupati in meno) dall’altra si assiste a una crescita dei giovani occupati stranieri (che aumentano di 63.000 unità).

Gli stranieri continuano però a essere relegati a posizioni di basso profilo, svolgendo principalmente lavoro manuale non qualificato: basti pensare che, a parità di livello di istruzione alto (laurea e post lauream), la quota di lavoratori stranieri impiegati con mansioni di basso livello raggiunge il 22,6% del totale contro lo 0,4% degli italiani (con quest’ultimi per l’83,4% impiegati come dirigenti, professioni intellettuali e tecniche contro il 34,9% degli stranieri laureati).

Buona parte delle assunzioni rivolte a personale non italiano si concentra al Nord con più del 54% del totale dei rapporti di lavoro attivati, segue il Centro col 24,5% e, infine, il Mezzogiorno con il 21,3%. Nel 2013 si registrano circa 500.000 cittadini stranieri in cerca di occupazione (147.376 Ue e 345.564 extra Ue), quota che nell'ultimo anno è aumentata di oltre 110.000 unità (+80.911 extracomunitari e +29.359 comunitari). Sempre nel 2013 dichiarano di aver avuto un contatto con i servizi pubblici per l’impiego 296.000 lavoratori stranieri, di cui 88.000 di provenienza Ue e 206.000 extra Ue. Aumenta però anche la popolazione straniera inattiva che ha raggiunto quota 1.275.343 (+77.000 unità tra il 2012 ed il 2013), interessando soprattutto la componente extracomunitaria (+52.000).

Chi sono, dunque, questi stranieri, da dove vengono? Quasi il 30% degli stranieri residenti in Italia è cittadino di un Paese dell’Unione europea (una percentuale che soddisfa oltre il 40% della domanda di lavoro rivolta agli stranieri). La comunità più numerosa è quella romena, con quasi un milione di persone. Tra le comunità di origine extracomunitaria, residenti in Italia al primo gennaio 2013, prevalgono i cittadini del Marocco (513.374), seguono Albania (497.761), Cina (304.768), Ucraina (224.588), Filippine (158.308), India (150.462), Moldova (149.231), Egitto (123.529), Tunisia (121.483), Bangladesh (113.811).

Interessante l’analisi delle dinamiche e delle caratteristiche delle differenti comunità di migranti. Tra i cittadini comunitari dell’Europa dell’Est, per esempio, vi è un’alta percentuale di donne lavoratrici (impiegate in particolare nel settore dei servizi domestici) e, in generale, più alti tassi di occupazione e più contenuti tassi di disoccupazione, rispetto ai cittadini extracomunitari. Pochi i ricongiungimenti familiari e un numero elevato di “persone sole”. Nel caso dei cittadini extracomunitari prevale la componente maschile della forza lavoro, con una percentuale elevata di ricongiungimenti familiari e un buon numero di inattività tra la popolazione femminile e i giovani Neet dai 15 ai 29 anni (Not in employment, education and training). Osservando i Neet, il tasso nella componente italiana, pari a 24,7 punti percentuali, è più basso di quello rilevato per Bangladesh (56,3%), Marocco (50,5%), Tunisia (49,3%), Egitto (48,4%), Sri Lanka (39,1%). Mentre al di sotto della media (pari al 26%), si collocano Moldavia (24,6%), Ghana (24%), Filippine (21,2%), Perù (20,1%), Repubblica popolare cinese (18,5%).

F.Boc.