Fotoracconto
La memoria di Boris
fotografie di Carlo Calore
“La terra ha mille patimenti” (S. Slataper, 1912).
Trieste è stata nei secoli crocevia di culture, luogo di incontro e di scontro, memoria e rimozione. Boris Pahor, scrittore più volte candidato al Nobel, ha consacrato la sua esistenza alla memoria, tramandando e tenendo vivo il ricordo dell’assurdità dei lager e della persecuzione della minoranza slovena durante il fascismo. Autore di molti libri tra cui Necropoli, italiano di cittadinanza ma considerato il massimo autore vivente in lingua slovena, Pahor si è laureato in lettere a Padova nel 1947.




In senso orario
Nei luoghi del campo di concentramento fascista di Gonars, Udine, dove morirono oltre cinquecento sloveni (tra cui cento bambini con meno di un anno).
L'ecomostro del rione popolare di Cattinara.
Il Narodni Dom, la casa di cultura ricostruita dopo l’incendio appiccato dai fascisti nel 1920.
Il cimitero militare austro-ungarico di Prosecco in abbandono.
Boris Pahor nel bar Luksa di Prosecco.
Risiera di San Sabba, il lager nazista di Trieste, dettaglio del Monumento di Auschwitz.
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