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Washington, House of Representatives. Foto: Ron Cogswell

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L’Open access nella legge di stabilità 2014 degli Usa

7 febbraio 2014

La Camera dei Rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti il 16 gennaio scorso hanno reso obbligatoria – attraverso il decreto omnibus annuale noto come Consolidated Appropriations Act – la politica dell’accesso aperto per tutte le agenzie federali di ricerca finanziate nel decreto e che abbiano un budget di ricerca superiore ai 100 milioni di dollari. Queste dovranno quindi rendere disponibili al pubblico articoli e risultati di ricerca finanziati (anche solo parzialmente) dal governo federale, entro 12 mesi dalla loro pubblicazione in una rivista peer-reviewed. In questo modo saranno liberamente accessibili i risultati legati a circa metà della ricerca finanziata con le tasse dei cittadini (per 31 miliardi di dollari su un totale di 60 complessivi)

Le agenzie coinvolte – Department of Education, health and human services, Centers for Disease control, Agency for Healthcare research and quality, e National institutes of health – riguardano principalmente i settori del lavoro, salute, servizi e istruzione, ma nel disegno sono contenute anche note supplementari relative ad altri enti federali che dovranno adeguarsi alle politiche di accesso aperto, come i dipartimenti dell’Agricoltura, degli Interni e del Commercio.

"Questo è un passo importante verso la realizzazione dell’accesso aperto alla ricerca scientifica finanziata dal governo federale, che sarà a disposizione on line di chi la vorrà utilizzare a costo zero", ha dichiarato Heather Joseph, direttore esecutivo della Scholarly publishing and academic resources coalition (Sparc), un'alleanza internazionale di biblioteche accademiche e di ricerca che operano per correggere gli squilibri nel sistema di editoria accademica. Gli obiettivi di Sparc, che ha seguito attivamente la discussione parlamentare, sono quelli, molto pragmatici, di stimolare la nascita di nuovi modelli di comunicazione scientifica che espandano la diffusione della ricerca scientifica e di ridurre le pressioni finanziarie in materia di biblioteche. "Siamo in debito con i membri del Congresso che difendono l’accesso aperto e hanno lavorato instancabilmente per assicurare che questo disposto normativo fosse incluso nel decreto Omnibus. Senza la forte leadership della Casa Bianca, i senatori Harkin e Cornyn e altri, questo non sarebbe stato possibile", ha aggiunto Joseph. 

Ogni anno, il governo federale usa i soldi dei contribuenti per finanziare con decine di miliardi di dollari la ricerca scientifica che si traduce in migliaia e migliaia di articoli pubblicati su riviste scientifiche. Questi risultati si trovano così chiusi entro le piattaforme delle multinazionali editoriali e sono accessibili soltanto a pagamento, attraverso forme di abbonamento. Non può sfuggire una contraddizione di fondo: il governo finanzia questa ricerca con il denaro dei contribuenti nell’aspettativa che la scienza progredisca, che sia stimolata l'economia e che vi sia un accelerazione nei processi di innovazione di modo da migliorare la vita dei cittadini. Ma, a causa del meccanismo distorto attuale, la maggior parte dei contribuenti – tra cui gli stessi accademici, gli studenti, ma soprattutto i pazienti e coloro che ne avrebbero maggiormente bisogno – sono esclusi da queste piattaforme e impossibilitati ad accedere e utilizzare i risultati della ricerca che loro stessi hanno finanziato con le proprie tasse.

Negli Stati Uniti il 2013 è stato un anno spartiacque per il movimento Open access, che lavora da tempo per superare questo paradosso. Nel mese di febbraio, la Casa Bianca ha emesso una direttiva nota come Fastr: un disegno di legge introdotto nel Congresso che prevede di utilizzare il modello dell’archivio aperto PubMed Central (Pmc), grazie alle politiche di successo adottate dagli Istituti nazionali per la salute (Nih), come schema di riferimento per l'implementazione dell'Open access per tutte le altre agenzie federali di ricerca,.

Nonostante la netta contrarietà delle lobby editoriali, negli Stati Uniti esiste oggi un diffuso consenso, a seguito del consolidamento di una forte consapevolezza da parte dei ricercatori, sulla necessità di massimizzare l’impatto dei risultati della ricerca attraverso l'accesso aperto. Se vogliamo che la scienza possa produrre tutti i suoi effetti, i risultati del lavoro dei ricercatori devono essere condivisibili e compresivi dei dati degli esperimenti, che devono a loro volta essere aperti e riusabili. Su questa via si sono posti un numero crescente università e istituti di ricerca, come l’università della California, Oberlin College, Harvard University, Mit e università del Kansas, che hanno da tempo adottato politiche di accesso aperto anche per superare l’attuale crisi e aprire il mercato a nuovi modelli economici.

Antonella De Robbio