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L’Open Access è legge anche in Italia

25 ottobre 2013

Una norma per garantire l’accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici è finalmente approdata anche nel nostro Paese. Affogata nel Decreto Legge dell'8 agosto 2013, è stata approvata definitivamente dalla Camera il 3 ottobre 2013 e convertita con modificazioni dalla Legge 7 ottobre 2013, n. 112.

Il testo della norma, già contenuto nel decreto “valore cultura”, è stato formulato nella sua versione definitiva a seguito di vari emendamenti presentati in Senato (interventi che ne hanno peggiorato l’impianto originario, in particolare in merito al periodo di embargo degli articoli, allontanandolo dalle raccomandazioni europee). Anche se resta la soddisfazione per questo primo risultato.

Il successo ottenuto nasce infatti dalla spinta dei sostenitori dell’accesso aperto in Italia, dalla task Force Nazionale del progetto MEDOANET alla Commissione MIUR per l’OA, dal gruppo Gruppo Open Access della Commissione Biblioteche della CRUI  all’Associazione Italiana Biblioteche. Un impegno che porta ora a guardare oltre, verso soluzioni più vicine a quelle adottate in altri Paesi

In particolare ha suscitato critiche, nel confronto con le normative internazionali di riferimento, l'allungamento, nella legge appena varata, della fase di embargo distintiva della Via verde (Green route), ovvero la modalità OA che prevede la pubblicazione in archivi aperti, dopo un certo lasso di tempo, di articoli e ricerche originariamente apparsi su riviste a pagamento. Il testo licenziato  prevede infatti un embargo di 18 mesi per le pubblicazioni delle aree scientifico-tecnico-mediche e 24 mesi per le aree umanistiche e delle scienze sociali: un periodo molto distante dai 6/12 mesi richiesti dalle raccomandazioni europee del 12 luglio 2012.

Tuttavia, in parallelo alla conversione del decreto “valore cultura” il Parlamento ha approvato nell’Ordine del giorno del 3 ottobre l’impegno del Governo a modificare in questo senso la norma appena attuata: una richiesta di modifica sottoscritta dai deputati Ilaria Capua e Stefano Quintarelli proprio per riallineare la neonata norma italiana ai tempi europei. 

Mantenere un embargo più lungo rispetto ad altri Paesi comporterebbe del resto un tasso di citazioni più basso per le pubblicazioni degli autori italiani, una restrizione che non gioverebbe di certo, in termini di impatto, alla ricerca del nostro Paese. “L’accesso aperto ai risultati di ricerca è universalmente riconosciuto come uno strumento per ottimizzare e potenziare l'attività di ricerca - ha sottolineato Ilaria Capua, virologa e ricercatrice - e l'Italia non può continuare ad essere il fanalino di coda anche nell'attuazione di strategie che riguardano le politiche della ricerca".

A distanza di nove anni dalla Dichiarazione di Messina - sottoscritta del novembre 2004 da un piccolo nucleo di università - che è stata il punto di partenza per una vera e propria costellazione italiana di archivi aperti istituzionali (ad oggi oltre 70) si è finalmente riusciti a segnare un traguardo importante. Un risultato che non è certo un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. 

Antonella De Robbio

Articolo 4, commi 2, 3 e 4 (testo coordinato) legge 112/2013

«2. I soggetti pubblici preposti all’erogazione o alla gestione dei finanziamenti della ricerca scientifica adottano, nella loro autonomia, le misure necessarie per la promozione dell’accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata per una quota pari o superiore al 50 per cento con fondi pubblici, quando documentati in articoli pubblicati su periodici a carattere scientifico che abbiano almeno due uscite annue. I predetti articoli devono includere una scheda di progetto in cui siano menzionati tutti i soggetti che hanno concorso alla realizzazione degli stessi. L’accesso aperto si realizza:

a) tramite la pubblicazione da parte dell’editore, al momento della prima pubblicazione, in modo tale che l’articolo sia accessibile a titolo gratuito dal luogo e nel momento scelti individualmente;

b) tramite la ripubblicazione senza fini di lucro in archivi elettronici istituzionali o disciplinari, secondo le stesse modalità, entro diciotto mesi dalla prima pubblicazione per le pubblicazioni delle aree disciplinari scientifico-tecnico-mediche e ventiquattro mesi per le aree disciplinari umanistiche e delle scienze sociali.

2-bis. Le previsioni del comma 2 non si applicano quando i diritti sui risultati delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione godono di protezione ai sensi del codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30;

3. Al fine di ottimizzare le risorse disponibili e di facilitare il reperimento e l’uso dell’informazione culturale e scientifica, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca adottano strategie coordinate per l’unificazione delle banche dati rispettivamente gestite, quali quelle riguardanti l’anagrafe nazionale della ricerca, il deposito legale dei documenti digitali e la documentazione bibliografica

4. Dall'attuazione delle disposizioni  contenute  nel  presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni interessate provvedono con  le  risorse umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a legislazione vigente»