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Il terremoto in Emilia

di Massimo Pistore

Il 20 maggio alle 4 del mattino, il 29 maggio alle 9 e più tardi alle 13 la terra ha tremato in Emilia. Oggi tra la popolazione il sentimento più diffuso è la paura che un altro terremoto, ancor più devastante, possa arrivare entro breve tempo: le speranze di ritorno alla normalità sono state distrutte dal ripetersi delle scosse dello sciame sismico e ora la gente non si fida a tornare nelle proprie case. Alle tendopoli della Protezione civile si affiancano un gran numero di accampamenti più o meno grandi, più o meno organizzati, nei parchi e nei giardini dei paesi, mentre le imprese lottano per continuare il loro lavoro quotidiano affidandosi allo spirito di iniziativa e alla solidarietà. I ricercatori dell’università di Padova, in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, procedono al monitoraggio delle chiese danneggiate dal sisma permettendo la valutazione degli edifici su cui intervenire.

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A Fossoli (MO) si eseguono i rilievi sulla Chiesa della natività della B.V. Maria sotto la supervisione dei Vigili del fuoco. La canonica nuova, benché danneggiata, viene utilizzata come base d'appoggio per gli aiuti alla popolazione.

A Rovereto sulla Secchia i cittadini vivono in tende private e i pochi oggetti recuperati dalle case distrutte vengono parcheggiati in strada in attesa di trovare un luogo sicuro.

A Mirandola (in basso il Duomo) ancora tanti abitanti vivono nella tendopoli della protezione civile e le attività produttive faticano a riprendere.

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