Università e scuola

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Gli studenti che fecero un Quarantotto

8 febbraio 2013

Scrive Anna, studentessa: “Mi piacerebbe molto, in vista dell'8 febbraio, leggere un vostro articolo in cui si racconta perché si festeggia in tale data...”. Già: per molti oggi 8 febbraio è solo il nome della strada su cui sorge la sede dell’università, popolarmente nota anche come Liston. Molti degli studenti che vivono in città sanno poi che si tratta del giorno in cui ogni anno si tengono la festa delle matricole e il cambio del tribuno. Cosa rimane però veramente di quel giorno di 165 anni fa?

I fatti: l’8 febbraio 1848 i padovani, guidati dagli studenti dell’università, si ribellano alla guarnigione austriaca, riuscendo in tre giorni a cacciarla dalla città. Sull’episodio scatenante della sommossa ancora oggi non tutto è chiarito: “Basso il cigaro!”, sembra abbia gridato un ragazzo contro un gruppo di guardie austriache dall’uniforme bianca. I patrioti italiani infatti boicottano i monopoli austriaci dei tabacchi, e i soldati rispondono fumando ostentatamente i loro sigari. Subito gli studenti accorrono a dare manforte e in poco tempo a Padova scoppia la guerriglia: gli austriaci sparano, uccidendo due studenti; i ragazzi rispondono con i ciottoli del selciato, qualche pistola e qualche sciabola. Alla fine però i soldati devono capitolare di fronte al numero degli avversari. Si tratta della prima insurrezione del 1848 dettata da motivazioni politiche: nell’anno delle rivoluzioni Padova precede così non solo le Cinque giornate di Milano, ma anche grandi capitali come Parigi (22-24 febbraio) e Vienna (13 marzo).

Non erano mancate le avvisaglie: il giorno prima più di 5.000 persone avevano sfilato in città per il funerale di uno studente, la bara ricoperta con il Tricolore e più di 400 persone vestite spavaldamente “all’italiana”, sfidando i divieti delle autorità. Il povero ragazzo per la verità era morto per cause naturali ma, nel clima di allora, denso di passione e di ideali risorgimentali, ogni occasione poteva fornire l’occasione per provocare gli austriaci, da 35 anni padroni del Veneto. La burocrazia di Vienna era efficiente ma inesorabile nell’intercettare e reprimere ogni sentore di minaccia, ogni cosa che lontanamente osasse rimandare alle idee di libertà e democrazia. Anche l’università, un tempo ambita dagli studenti di tutta Europa, soffriva: i professori erano scelti dallo Stato, che controllava anche dettagliatamente i programmi degli studi, la Patavina Libertas ridotta ormai all’ombra di se stessa. Quanto all’esercito imperiale, che nel Lombardo-Veneto rispondeva agli ordini del feldmaresciallo Radetzky, era a quei tempi una delle macchine più implacabili d’Europa.

Gli studenti osarono sfidare tutto questo, peraltro in modo del tutto imprevedibile: “L’importanza dell’8 febbraio – ci dice oggi Cesare De Michelis, storico della letteratura, in particolare risorgimentale –  sta proprio nel fatto che i giovani, in particolare gli studenti, passano da oggetto a soggetto politico, diventando protagonisti di una stagione di rinnovamento”. In quel periodo storico gli studenti padovani riescono quindi a incarnare la curiosità, la generosità e l’ansia di cambiamento di un’intera società, come accadrà un secolo dopo con la Resistenza. Un momento che può ancora ispirare i giovani d’oggi? “Oggi i tempi sono profondamente diversi, ma le sfide non mancano” risponde De Michelis: “Non c’è dubbio ad esempio che il meccanismo della democrazia tradizionale si stia inceppando. Oggi le decisioni non sono prese a livello nazionale ma globale, senza però la partecipazione di una rappresentanza dei cittadini. Le divisioni ideologiche del secolo scorso non sono più attuali. Anche i giovani di oggi quindi dovranno ripensare profondamente il problema della democrazia e della partecipazione, ma sono comunque convinto che lo faranno in modo diverso dai loro coetanei dell’Ottocento e del Novecento”.

Tornando dunque alla domanda di Anna, quell’8 febbraio di tanti anni fa studenti dell’università di Padova si ribellarono non solo contro l’oppressione straniera, ma anche contro l’arroganza del potere, facendo per qualche giorno della piccola Padova la capitale d’Europa. E senza altro che la passione per la libertà e la loro terra, unita alla convinzione di rappresentare una generazione e un’epoca, contribuirono a cambiare il corso della storia, visto che nemmeno vent’anni dopo il Veneto entrò a far parte del neonato Regno d’Italia. Sembrerà retorico scriverlo oggi, ma andò effettivamente così: ecco perché quell’8 febbraio è importante, e dopo 165 anni qualcuno continua ancora a festeggiarlo.

Daniele Mont D'Arpizio