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Ottobre 2013, in un café di Vancouver: un cliente al primo sportello automatico che permette di ritirare il controvalore delle bitcoins in dollari canadesi o di depositare denaro per poterne acquistare altre. Foto: Andy Clark/Reuters

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Bitcoin: la valuta della Rete alla prova

30 dicembre 2013

Nella riunione di fine 2013, una delle ultime presiedute da Ben Bernanke, la Federal Reserve ha annunciato l’inizio del “taper”, la graduale riduzione dell’acquisto da parte della banca centrale americana di circa 85 miliardi di dollari al mese in buoni del tesoro e altri titoli legati ai mutui casa (si passa ora a 75 miliardi). Una decisione che potrebbe marcare il declino delle politiche monetarie espansionistiche, di cui fa parte anche questo Quantitative Easing (QE) e che sono state adottate negli ultimi anni non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Gran Bretagna e dal Giappone e, a suo modo, dalla Banca Centrale Europea. La loro popolarità ha generato forte resistenza in alcuni circoli conservatori, che temono l’inflazione sopra ogni altra cosa, e ha scatenato l’opposizione dei sempre più numerosi aderenti al pensiero economico liberista. Per i teorici di questo movimento, seguaci dell’economista austriaco Ludwig von Mises (morto nel 1973), la dipendenza dei governi occidentali da “fiat money”, moneta cartacea creata dal nulla, scollegata alle riserve d’oro che regolavano un tempo il Gold Standard, snatura il libero mercato,  distorce gli incentivi e quindi le azioni degli attori economici e finisce solo con il danneggiare la società tutta.

Proprio da questa insoddisfazione rispetto al comportamento delle banche centrali trae impeto il progetto Bitcoin, una valuta digitale e open source che è coniata in quantità rigidamente regolate da un algoritmo inventato nel 2009 da un programmatore conosciuto con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Oggi ci sono circa 11 milioni di Bitcoin in circolazione, che cresceranno gradualmente fino a toccare quota 21 milioni, il massimo prestabilito. Bitcoin è emersa dall’oscurità quest’anno dopo essere stata a lungo terreno di gioco dei visionari dell’informatica. Un numero crescente di commercianti e fornitori di servizi online accetta pagamenti in Bitcoin, anche se complessivamente si tratta ancora di un fenomeno estremamente limitato. Per dare un’idea della natura futuristica ed estremamente elitaria di questa valuta digitale, basti dire che in novembre Richard Branson ha annunciato che Virgin Galactic, la divisione spaziale del suo colosso dell’aviazione commerciale, è pronta a farsi pagare in Bitcoin.

Per gli entusiasti, tra cui tanti volti noti dello scintillante mondo delle nuove tecnologie e dei nuovi media (ad esempio i gemelli Winklevoss, che ancora sostengono che Mark Zuckerberg gli ha rubato l’idea di Facebook e che sono diventati grossi investitori in Bitcoin) questa moneta digitale rappresenta il futuro di un’economia globalizzata finalmente libera delle costrizioni imposte dai governi nazionali e le cui regole sono dettate esclusivamente dalla matematica e dai computer. Per i perplessi, Bitcoin è invece poco più di un esperimento ancora in fase preliminare e dal destino quanto mai incerto, giacché presenta una serie di difetti che la rendono poco efficiente e molto pericolosa.

“Bitcoin è un prodotto dell’idealismo liberista ma non tiene conto del reale funzionamento dell’economia globale – osserva Mark Williams, professore di finanza presso la School of Management di Boston University – In realtà, è sbagliato pensarla come una valuta digitale, è piuttosto una merce digitale”. Innanzitutto Bitcoin non è moneta in corso legale in nessuna parte del mondo, quindi non è obbligatorio accettarla come forma di pagamento al contrario invece delle valute nazionali. Il fatto poi che alle proprie spalle non abbia una banca centrale che ne garantisca la validità e ne controlli l’inflazione non contribuisce a renderla attraente né come mezzo di scambio né come riserva di valore, al contrario di quello che sostengono i detrattori della Federal Reserve.

Bitcoin value in US dollars

Fonte: Bitcoincharts.com

Il suo prezzo, che si è già rivelato altamente volatile (nel 2013 Bitcoin è salita prima da 13 a 1200 dollari e poi, nell’arco di una settimana in dicembre, è scesa di nuovo sui 540 dollari), è determinato come nel caso di altre merci – nonostante Bitcoin non abbia alcuna utilità intrinseca -- esclusivamente dalla domanda e dall’offerta, che è limitata automaticamente dall’algoritmo originale.

Inoltre, il fatto che Bitcoin non sia soggetta allo stesso livello di vigilanza del dollaro e dell’euro, ad esempio, l’ha resa vulnerabile a tutta una serie di usi illegali e criminali. In ottobre, le autorità americane hanno fatto chiudere un mercato online di droghe chiamato Silk Road, i cui scambi avvenivano interamente tramite Bitcoin (Silk Road 2.0 pare sia già di nuovo online). In Cina, il paese in cui Bitcoin è più popolare, il governo ha cominciato a limitarne l’uso nelle ultime settimane, sempre più preoccupato che la sua diffusione facilitasse il riciclaggio di denaro sporco e minacciasse la salute dell’intero sistema monetario nazionale. Anche l’Unione Europea ha lanciato un avvertimento ai consumatori e sta valutando l’ipotesi di regolare le valute digitali. Al momento, chi investe in Bitcoin lo fa interamente a proprio rischio e pericolo.

Tra gli esperti, quindi, è sempre più diffusa la sensazione che Bitcoin si trovi nel mezzo di una enorme bolla speculativa e che il suo valore precipiterà non appena i suoi investitori riconosceranno i tanti limiti che questa moneta digitale possiede. Mark Williams di Boston University prevede che, entro la metà del 2014, Bitcoin varrà meno 10 dollari, un crollo di quasi il 99% rispetto ai livelli attuali.

Anziché pensarla come un agente rivoluzionario destinato a cambiare per sempre l’economia mondiale, allora, è meglio guardare a Bitcoin come a un laboratorio: un po’ il ruolo che tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio Netscape ha rivestito per i browser e Napster per i servizi di file-sharing. “Oltre a Bitcoin esiste già almeno una dozzina di altri esperimenti con valute digitali – dice Marc Chandler, che dirige la divisione internazionale di strategie valutarie per la società di investimento Brown Brothers Harriman – Sicuramente in futuro ne emergeranno alcune versioni di successo, ma non sono certo che Bitcoin sarà tra esse”.

Valentina Pasquali