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Abbazia di Praglia, scrigno di storia, bellezza e preghiera

Ai piedi dei Colli Euganei, a dodici chilometri da Padova, sorge il monastero benedettino dalla storia quasi millenaria, fondato tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII. Praglia da Pratàlea, località tenuta a prati. Dal 1117 la comunità è costituita e retta da un abate. L’attuale complesso si deve all’opera di ricostruzione effettuata tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVI secolo. Tra il 1806 e il 1810 Praglia subisce la prima soppressione e la confisca dei beni, in seguito all’occupazione napoleonica. Nel 1834 la comunità si ricostituisce, ma nel 1867 il monastero viene nuovamente chiuso come conseguenza della legge sabauda applicata al Lombardo Veneto che prevedeva la soppressione delle corporazioni religiose. Il 26 aprile 1904 i monaci rientrano a Praglia.
Testi: Francesca Boccaletto
Foto: Massimo Pistore

Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore  Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore  Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore
 Abbazia di Praglia 2014 Massimo Pistore

“Ho cercato di regalarvi un’emozione, spero d’esserci riuscito”. Una visita all’Abbazia di Praglia in una mattina di giugno (1). Attraversiamo la ‘scacchiera’ dei chiostri con una guida d’eccezione, l’abate Norberto Villa. Sono 44 i membri della comunità di Praglia, tre le case dipendenti: San Giorgio Maggiore di Venezia, Monte della Madonna di Teolo, Sadhu Benedict Math in Bangladesh.

Quattro chiostri collegano gli ambienti del monastero e ne caratterizzano gli spazi: il chiostro rustico (2), il botanico (3), il pensile (4) e il doppio (5). Quest’ultimo accoglie la clausura dei monaci (6).

“Sono quattro anche le cosiddette mense – spiega l’abate Norberto Villa – Nell’ordine: la mensa spirituale, la più importante, ovvero la chiesa abbaziale (7); quella culturale rappresentata dalla biblioteca (8, con la Sala del fuoco per la consultazione, ndr). E ancora, la mensa fraterna con il Refettorio monumentale (9), e quella che potremmo definire politica, con la Sala del Capitolo (10), dove ci si riunisce per discutere su questioni centrali riguardanti la vita della famiglia monastica”.

 

 

 

 

 

 

 

Il panorama dei Colli Euganei si può ammirare accedendo alla Loggetta Belvedere (XVII secolo), detta “del Fogazzaro” (11), in omaggio allo scrittore vicentino che ne esaltò la bellezza inserendola in Piccolo mondo moderno: “La loggetta che presso il refettorio si porge sugli orti, al parapetto dell’arcata che guarda lo sconfinato piano di levante”.

La quotidianità dei monaci è cadenzata dai ritmi di preghiera e lavoro. Sono tante le attività che vengono svolte dalla comunità durante la giornata (12-15).

Praglia produce vino, coltivando circa 10 ettari di vigneto a denominazione d’origine controllata (nel 1192 l’abate Giuseppe firmò il contratto per l’impianto) e sfruttando i meravigliosi spazi delle cantine da poco restaurate.

È (ri)conosciuta per la cura e la precisione nel restauro di libri antichi (il laboratorio è attivo dal 1951), produce miele, dolci, cosmetici, tisane e infusi.

 

 

 

A Praglia è stata recentemente dedicata un’imponente monografia di ottocento pagine. Santa Maria Assunta di Praglia. Storia, arte, vita di un’abbazia benedettina (Edizioni Scritti Monastici) è un volume che ripercorre i nove secoli di vita dell’abbazia cogliendo i molteplici aspetti che ne hanno caratterizzato il cammino.

Praglia mette a disposizione anche una foresteria per l’accoglienza di singoli (uomini e donne) o coppie alla ricerca di pace e raccoglimento. www.praglia.it

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