Cultura

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Consigli di letture estive: Bettiol

8 agosto 2017

Prosegue la nostra rubrica con i consigli di lettura estiva da parte di alcuni professori dell'università di Padova. Dopo Telmo Pievani è la volta di Marco Bettiol, professore di economia e gestione delle imprese e autore del volume Raccontare il Made in Italy.

Cosa leggerà in vacanza quest’estate? Ci dice almeno tre libri che metterà in valigia?

Mi sono portato tre libri: due saggi e un romanzo.  Il primo saggio è Le persone non servono di Jerry Kaplan che affronta le conseguenze che l’applicazione su vasta scala dell’intelligenza artificiale avranno sull’economia e sulla società del futuro. Il secondo, quasi antitetico al primo, è Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità dello storico Yuval Noah Harari che identifica nell’immaginazione il fattore decisivo che ha consentito all’Uomo di avere il sopravvento sulle altre specie. Il terzo è Le otto montagne di Paolo Cognetti, mi incuriosiva il titolo e un po’ la storia personale dell’autore che un po’ controcorrente ha deciso di rinunciare alla vita di città per ritirarsi in una scomoda baita in montagna.

Quali libri si sentirebbe di suggerire tra quelli che ha già letto? Ci sono dei ricordi collegati ad essi?

È sempre difficile dare dei suggerimenti. La scelta è molto personale proprio perché la lettura del libro non può essere isolata dal particolare momento della tua vita nella quale è avvenuta. Visto il periodo, se proprio devo suggerire dei titoli, voglio indicare due libri che ho letto durante l’estate e che per ragioni molto diverse mi hanno lasciato un segno. Il primo è I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Avevo da poco finito l’università e avevo iniziato il dottorato. La lettura del libro mi ha accompagnato per un anno intero, non riuscivo a distaccarmene, andavo continuamente avanti e indietro. La lettura è culminata e si è conclusa durante un viaggio in Sicilia. Leggevo spesso in riva al mare. Oggi quando riapro il libro mi sembra di sentire ancora l’odore della salsedine. E’ un libro per me fondamentale che mi ha donato la grammatica dei sentimenti. Il secondo è un libro contemporaneo: Works di Vitaliano Trevisan. L’ho letto l’estate scorsa e l’ho divorato: ho passato due notti in bianco di fila pur di finirlo. È un libro che mi ha preso in contro piede: mi ha dato uno sguardo del tutto nuovo e per certi versi inaspettato su un mondo che credevo di conoscere molto bene per ragioni di studio e di contiguità geografica: il Nordest. Works mi ha insegnato quanto gli economisti possono imparare dalla lettura di buoni romanzi.

Quali sono i generi e i supporti che di solito preferisce per la lettura? Dove legge di solito?

Romanzi e Saggi. Leggo solo su carta. Ho provato ripetutamente a utilizzare i supporti digitali attratto dagli indubitabili vantaggi dell’e-book (risparmio di spazio, leggerezza, ricerca all’interno del testo, ecc.). Ma alla fine ho rinunciato: tutto quello che leggevo digitalmente era come se fosse stato scritto sull’acqua, non riuscivo a memorizzarlo. Sono un lettore lento che spesso torna indietro per rileggere, con l’e-book perdevo l’orientamento e mi innervosivo. Sono tornato quindi con soddisfazione alla carta.

Leggo di solito alla sera e al mattino presto. Oppure quando viaggio in treno.