Società

Società

Città 2.0 e la sfida politica per l'ambiente

12 ottobre 2017

Nella terza missione dell’università vi è la diffusione della conoscenza sul territorio, la promozione del trasferimento tecnologico e la capacità di diventare attore strategico per lo sviluppo economico, sociale e culturale di una regione o di una città. Aspetti incarnati nella duplice figura di Arturo Lorenzoni: professore di economia dell'energia alla Scuola di Ingegneria industriale e vicesindaco della città di Padova. Lorenzoni, nel libro da lui curato assieme a Fabio Disconzi, Politiche locali per il clima – metodologie d'analisi e strumenti di intervento, edito da Franco Angeli e presentato alla Fiera delle Parole, ha posto l'accento sulle sfide ambientali, climatiche ed energetiche che la generazione odierna deve affrontare e le responsabilità di cui deve farsi carico per evitare di far gravare sulle spalle delle generazioni future costi troppo onerosi da pagare.

Il problema trattato è nuovo per la storia dell'umanità: la filosofia, l'etica e le religioni si sono per lo più sempre dedicate alla regolazione del comportamento nei confronti degli altri, intesi come coloro che ci sono, non che ci saranno. Fino al XVIII secolo la civiltà umana si è affidata a quelle che oggi definiamo risorse rinnovabili; a partire dalla rivoluzione industriale, si è iniziato ad estrarre l'energia dai combustibili fossili (carbone, petrolio e altri idrocarburi, gas naturale): la macchina a vapore veniva alimentata a carbone, la cui combustione libera anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera. Il benessere conseguito dallo sfruttamento di queste risorse naturali, assieme allo sviluppo della medicina e dell'agricoltura meccanizzata, ha portato a un aumento demografico senza precedenti: la specie Homo sapiens ha impiegato 200.000 anni per raggiungere il miliardo di individui, mentre ha impiegato poco più di 200 anni per raggiungere i 7 miliardi, dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri. L'era geologica segnata dalla presenza dell'uomo sulla Terra è stata definita Antropocene, perché il passaggio sulla Terra di questa specie invasiva ha già provocato drammatiche conseguenze: acidificazione degli oceani, alterazione del ciclo del fosforo, riduzione dell'ozono stratosferico, sbilanciamento del ciclo dell'azoto, cambiamento climatico e perdita della biodiversità globale. L'aumento della CO2 nell'atmosfera derivante da attività antropica è la principale causa di questi sconvolgimenti ambientali. Occorre ridurne le emissioni, poiché, come ha ricordato il climatologo Luca Mercalli ospite della Fiera delle Parole venerdì 6 ottobre, ad oggi stiamo utilizzando le risorse naturali equivalenti a quelle di un pianeta e mezzo. Ogni anno consumiamo tutte le risorse che la Terra idealmente ci alloca per l'anno, più metà di quelle dell'anno successivo. Viviamo al di sopra delle nostre possibilità: in termini economici, ci stiamo mangiando il capitale e pure gli interessi, scialacquando le risorse che spetterebbero alle generazioni a venire.

Occorre prendere provvedimenti e le politiche ambientali e energetiche locali possono fare qualcosa di molto concreto. Ridurre la cementificazione, perché il suolo fornisce un sacco di servizi gratuiti in termini di pulizia dell'aria, come il contenimento delle polveri e la riduzione dell'effetto di riverbero dell'asfalto. Erigere edifici autosufficienti dal punto di vista energetico (i cosiddetti Nearly Zero Energy Buildings): l'Europa ha fissato l'obiettivo, a partire dal 2019, di costruire edifici pubblici che non consumino energia, poiché oggi esistono le tecnologie, i materiali, gli impianti e i sistemi di controllo che permettono di raggiungere un'efficienza energetica che abbatta gli sprechi. Nel contesto della collaborazione tra amministrazione e università, la riqualificazione della Caserma Piave potrà rappresentare un’occasione esemplare anche dal punto di vista dell'attenzione all'ambiente. Favorire la mobilità sostenibile è un altro punto fondamentale. Il trasporto solitamente si suddivide in pubblico (con i mezzi), privato (in auto) e dolce (a piedi o in bici); in ambito urbano il solo trasporto privato non è sostenibile: se tutti ci muovessimo in auto il sabato pomeriggio non riusciremmo ad uscire dalla piazza del mercato, ci imbottiglieremmo nel traffico e aumenteremmo il tasso di polveri sottili nell'aria (PM10), già presenti a livelli emergenziali nella città di Padova, che oggi, ha riportato Lorenzoni, si affida per quasi il 50% al trasporto privato e solo per il 17% al trasporto pubblico. L'ideale, già avvicinato da alcune città nel nord Europa come Amburgo, sarebbe rispettare la regola cosiddetta dell'”un terzo”: un terzo trasporto pubblico, un terzo trasporto privato, un terzo mobilità dolce. Per raggiungere questi numeri ovviamente occorrono una serie di accorgimenti, come imparare a utilizzare strutture già esistenti come i parcheggi sotterranei per le auto collocati all'ingresso del centro storico (ce n'è uno, ancora troppo poco sfruttato, sotto l'hotel NH Mantegna in via Venezia) e favorire la mobilità dolce all'interno del centro storico (ad esempio con il servizio di bike sharing). In quasi tutte le città del nord Europa il centro è chiuso al traffico privato; si tratta anche e soprattutto una questione di mentalità: negli anni '90 avere l'auto di grossa cilindrata era uno status symbol, oggi, racconta Lorenzoni, alcuni colleghi universitari tedeschi si rifiutano di andare a tenere conferenze scientifiche se c'è da prendere l'aereo, la cui carbon footprint (l'impronta carbonica, ovvero le emissioni di gas a effetto serra) è la più alta tra i vari mezzi di trasporto. Addirittura tra alcuni di questi si sarebbe diffusa la mentalità secondo cui chi si muove con l'auto di grossa cilindrata non è altro che un cafone.

Il governo italiano ha deciso di investire sulla mobilità sostenibile, aprendo bandi per il finanziamento di progetti che la promuovano a livello locale. Ripensare il sistema di trasporto pubblico urbano rappresenta un'azione ambiziosa che un politico difficilmente intraprenderebbe, perché i risultati si apprezzerebbero solo sul lungo periodo, a mandato già concluso. Eppure si tratta di un'azione al contempo urgente e responsabile, nel momento in cui è volta ad alleviare il peso già oneroso che graverà sulle spalle delle generazioni future.

Francesco Suman