Scienza e ricerca

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Il cervello mosaico

2 novembre 2017

Ormai è noto come “the mosaic brain” e, secondo Daphna Joel della Tel Aviv University, sta a indicare che non esistono sostanziali differenze di genere, che il cervello umano di maschi e di femmine è uno e uno solo, formato da tante tessere che contribuiscono a definire comportamenti e abitudini in base più all’ambiente che alla genetica. Sia il cervello maschile che quello femminile, per esempio, hanno “tessere” relative all’aggressività, al movimento nello spazio o alla matematica. Le une o le altre emergono non in virtù del sesso, ma dei livelli ormonali e degli input ambientali. Ciò consente di spiegare perché puoi trovare sia maschi che femmine dolci e col pallino della matematica, sia maschi e femmine aggressivi e incapaci di costruirsi una mappa dello spazio in cui si muovono.

La ricercatrice israeliana ha reso pubblici i risultati dei suoi studi sul cervello due anni fa, nel 2015, con un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti. L’analisi, condotta con un gruppo di colleghi del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia e dell’università di Zurigo, usando la tecnica della Magnetic resonance imaging (MRI), ha dimostrato (sembra aver dimostrato) che molti cervelli contengono molti caratteri sia mascolini che femminili, variamente assemblati. E che non è possibile individuare con certezza il cervello di un maschio e il cervello di una femmina.  

Apriti cielo! Molti – compresi scienziati – hanno accusata Daphna Joel e colleghi di aver effettuato non uno studio scientifico, bensì qualcosa più legato all’ideologia. Da femminista o peggio: da militante della (peraltro inesistente) teoria del gender.

Il tema della presenza di due tipi di cervelli nel genere umano, uno maschile e uno femminile, in perfetto abbinamento con il sesso appassiona da sempre i ricercatori, convinti per esempio che in quello maschile ci siano i caratteri dell’aggressività, della capacità di muoversi nello spazio o dell’attitudine per la matematica. Mentre in quello femminile risiedono, che so, i caratteri della dolcezza o della capacità oratoria.

Alla fine dell’Ottocento le caratteristiche diverse sembravano lampanti: non hanno forse le donne un cervello meno grande e pesante degli uomini. Segno, ne concludeva qualcuno, che le femmine della specie Homo sapiens sono meno intelligenti dei maschi. Fu facile falsificare la tesi: il volume e il peso del cervello di maschi e femmine è perfettamente proporzionale alla grandezza del corpo. Le femmine che hanno un corpo più grande di un maschio, hanno in perfetta simmetria anche un cervello più grande.

Alcuni studi, come la metanalisi (una review critica di svariate indagini) condotta da Janet Hyde, della University of Wisconsin di Madison, ha dimostrato di recente che maschi e femmine hanno, statisticamente, le medesime performance in matematica. La ricercatrice propone l’ipotesi di una “similarità di genere” e in una dichiarazione resa allo Scientific American pubblicato qualche settimana fa, sostiene che “maschi e femmine sono quasi simili in molte – ma non tutte – le variabili psicologiche”. Insomma, le differenze tra maschi e femmine sono minime. E c’è una larghissima somiglianza tra di loro.

Margaret M. McCarthy della University of Maryland School of Medicine ha studiato la differenza di genere nel cervello dei ratti. Trovando che queste differenze esistono e hanno basi biologiche. Ma riconosce che, per quanto riguarda il cervello umano, le cose sono molto più complesse. E che l’ipotesi del cervello mosaico è complementare e non certo alternativa a quelle che prendono in considerazione l’esistenza di aree diverse e specifiche nei cervelli dei maschi rispetto a quelli femminili.

 D’altra parte, uno studio condotto nel 2014 da Ruben Gur, Raquel Gur e da Ragini Verma, in forze alla University of Pennsylvania, su circa 1.000 cervelli di età compresa tra gli 8 e i 22 anni, sembra aver dimostrato che quelli dei maschi hanno un maggior numero di connessioni all’interno di ogni emisfero, mentre quelli delle donne hanno un maggior numero di connessioni tra i due emisferi.

Morale di questa storia. Sono molti ancora gli studi da effettuare. Senza conclusioni affrettate e senza strumentalizzazioni ideologiche. Ed è per questo che Margaret M. McCarthy e Daphna Joel hanno deciso di iniziare insieme un progetto di ricerca in un ambito che non ha solo una dimensione accademica.

Capire se e come i cervelli di maschi e femmine della nostra specie differiscono abbia implicazioni profonde nella medicina. Come ricorda Lydia Denworth in un articolo che è parte del dossier che lo Scientific American ha dedicato alla “scienza di genere”, tra il 997 e il 2000 negli Stati Uniti sono stati ritirati 10 farmaci che mostravano effetti collaterali annosi, persino mortali. Tra loro ben 8 avevano effetti peggiori sulle donne. I motivi non erano psicologici, ma fisici. I farmaci venivano somministrati con il medesimo dosaggio a maschi e femmine, sebbene il corpo in media sia diverso. Il rapporto dose/peso era, dunque, in media superiore nelle femmine e con esso gli effetti indesiderabili. Un altro motivo era che spesso i test per i farmaci non erano stati condotti in maniera simmetrica. Insomma, erano stati testati soprattutto su maschi assumendo che gli effetti fossero equivalenti per le femmine.

Capire dunque le omologie e le differenze tra i due sessi è essenziale, anche per i farmaci che curano le malattie della mente. Sapendo che le differenze, quando ci sono, non sono assolute. Ma i caratteri possono essere persistenti o transienti, possono cioè variare nel tempo; possono dipendere o meno dal contesto ambientale; possono essere presenti in svariate forme (polimorfismo); possono essere correlati o no al sesso. E che, pertanto, pensare che esistano due sole tipologie di cervello – quello di Marte e quello di Venere – può essere fuorviante almeno quanto pensare che la mente è determinata solo dall’ambiente. Natura e cultura coesistono e, soprattutto, coevolvono.

Pietro Greco