Scienza e ricerca

Una delle tante immagini scattate dalla sonda Cassini agli anelli di Saturno. Foto: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Scienza e ricerca

Cassini, l'ultimo saluto agli anelli di Saturno

15 settembre 2017

Ottobre 1997. “Il viaggio che domani prende il via è una sorta di corsa a ostacoli che richiederà sette anni prima che la meta possa essere raggiunta. La prima difficoltà è rappresentata dal lancio […] Statisticamente la probabilità che possa andare male è di una su 20. Poi la sonda, al fine di trovare l’energia e la velocità necessarie per giungere all’obiettivo, dovrà effettuare una partita a biliardo cosmica rimbalzando tra Venere, la Terra e Giove per essere così rilanciata con poderosi effetti fionda gravitazionali verso la destinazione […] Nel novembre del 2004 sarà il grande momento della capsula europea Huygens che si staccherà dalla sonda madre tuffandosi tra le nuvole della luna Titano”. Sono trascorsi 20 anni da quando Giovanni Caprara sul Corriere della Sera annunciava il lancio della missione Cassini-Huygens per l’esplorazione di Saturno e del suo satellite maggiore. Avventura che oggi, 15 settembre 2017, volge al termine con il “tuffo” della sonda nell’atmosfera del pianeta ad anelli.

I numeri raccontano la storia di una missione straordinaria: la sonda Cassini-Huygens, risultato dello sforzo congiunto di Nasa, Esa e Asi, ha percorso 7,9 miliardi di chilometri, ha completato 294 orbite ed eseguito 22 “tuffi” tra gli anelli di Saturno. Senza contare le 6 lune scoperte. Ventisette nazioni in tutto il mondo sono state coinvolte nella missione, sono stati raccolti 635 GB di dati e scattate oltre 453.000 fotografie per un totale di 4.000 articoli scientifici pubblicati. Grazie all’impegno collettivo si è già potuto aggiungere qualche tassello alla conoscenza di questo sistema planetario: ora sappiamo ad esempio che gli anelli di Saturno potrebbero essere più recenti di quanto si fosse pensato finora; abbiamo scoperto che i laghi, i fiumi e la pioggia di Titano sono composti di metano ed etano, e le temperature raggiungono i -143 gradi Celsius. E adesso sappiamo anche che sotto la superficie ghiacciata di Encelado, un altro satellite di Saturno, si nasconde un oceano che genera i geyser della luna.

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La superficie ghiacciata di Encelado, uno dei satelliti di Saturno. Foto: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

L’Italia ha dato un contributo importante alla missione: la comunicazione con la Terra è stata garantita da una “antenna ad alto guadagno” di quattro metri di diametro sviluppata dall’Agenzia spaziale italiana. E italiani sono anche il canale visibile dello spettrometro a immagini VIMS, le unità a radiofrequenza del radar e lo strumento di radioscienza, capace di rivelare l'effetto delle onde gravitazionali e di effettuare misure relativistiche. Non manca nemmeno un po’ di Padova nella storia di questa esplorazione spaziale. I ricercatori dell’ateneo, infatti, hanno dato il proprio contributo alla realizzazione della piattaforma H-ASI (Huygens Atmospheric Structure Instrument) collocata a bordo del lander Huygens.

“Era il 1992 – racconta Stefano Debei, direttore del Centro di ateneo di studi e attività spaziali ‘G. Colombo’ (Cisas) dell'università di Padova – ed ero al primo anno di dottorato, quando iniziai a lavorare al progetto. Francesco Angrilli e Giannandrea Bianchini, che coordinavano il gruppo padovano, se ne occupavano già da qualche anno”. Con loro, ricorda Debei, Francesca Ferri, Giacomo Colombatti, Carlo Bettanini, Giulio Fanti e Alessio Abudan. L’obiettivo era costruire uno strumento in grado di misurare la pressione, la temperatura, la densità e le caratteristiche elettriche dell’atmosfera di Titano per fornirne una descrizione accurata e valutare l’eventuale presenza di vita sul satellite di Saturno. L’Asi aveva istituito una convenzione con il Cisas per eseguire le attività di preparazione e manutenzione in orbita di H-ASI. Nello specifico il centro di ricerca padovano realizzò la strumentazione e curò l’analisi dati della campagna di prova dell’esperimento con palloni stratosferici.   

“L’importanza di una missione di questo tipo – riflette Debei – sta certamente negli obiettivi scientifici che si intendono raggiungere. La fase esplorativa risponde alla volontà di conoscere un mondo lontano. Ma la quotidianità è altrettanto importante. Ci sono problemi da risolvere, c’è la pressione di concludere il lavoro in tempo. C’è la necessità di confrontarsi con un team interdisciplinare e internazionale e di capire perché il lavoro viene condotto in un certo modo. Ed esiste un contraddittorio con persone che possiedono una cultura, delle conoscenze e delle professionalità diverse dalle proprie che permettono, almeno così è stato per me, di crescere anche dal punto di vista personale”.

Monica Panetto

A partire dalle 12 del 15 settembre 2017 sul sito della Nasa sarà possibile seguire in diretta le fasi finali della discesa della sonda.

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Un'alba su Saturno. Foto: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute