Università e scuola

Foto: Michele Palazzi/contrasto

Università e scuola

Buona scuola, solo dal 2016 si cambia davvero

7 settembre 2015

L’anno scolastico che in questi giorni si sta avviando, con partenze differenziate, in tutte le regioni è il primo dall’approvazione della riforma “La buona scuola”. Finora l’unico tema cui i media hanno dato effettivo risalto è il maxipiano di assunzioni, anche a causa delle polemiche che sono state sollevate per i trasferimenti di alcune migliaia di insegnanti che, per ottenere il posto in ruolo, dovranno lasciare le città del Mezzogiorno per spostarsi al Nord, dove le cattedre scoperte sono in numero largamente superiore. Secondo i dati da poco forniti dal ministro Giannini, ad oggi sono circa 38.000 i nuovi posti a tempo indeterminato già assegnati per il 2015-16.

Il piano di assunzioni si completerà in due fasi: entro la prima metà di novembre si procederà alla seconda tranche di immissioni in ruolo (55.258, nella previsione del Miur); entro il primo dicembre, poi, dovrà essere pubblicato il bando del nuovo concorso per 60.000 posti, a copertura del fabbisogno 2016-2019. Il concorso 2016 dovrebbe inaugurare, nelle intenzioni del governo, la nuova fase delle politiche di reclutamento nella scuola: grazie al piano straordinario di assunzioni, l’esecutivo punta a chiudere definitivamente le graduatorie a esaurimento (Gae), tradizionale “parcheggio” a lungo termine per migliaia di precari, e a passare ai concorsi pubblici come unica modalità per la selezione degli insegnanti.

Il traguardo dell’eliminazione delle Gae non sembra però prossimo, anche in ragione delle recentissime ordinanze del Consiglio di Stato: i giudici hanno stabilito che tutti i docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’anno 2001-2002 hanno diritto a entrare nelle Gae. Verosimilmente, dunque, occorreranno ancora degli anni per azzerare la “lista d’attesa” che ha storicamente assorbito gran parte delle risorse per le nuove assunzioni.

La riforma “La buona scuola” prevede un’applicazione per gradi, in cui molte innovazioni sono rinviate al prossimo anno o all’amplissima delega attribuita al governo. Per l’anno scolastico che si avvia ora, le novità saranno dunque limitate. La più rilevante è il fortissimo aumento del fondo di funzionamento delle scuole, destinato alle spese amministrative (materiale didattico e informatico, cancelleria, accessori). Lo stanziamento passa dai 110 milioni dello scorso anno ai 233,9 milioni stanziati per il 2015-16: un incremento che consentirà ad ogni istituto di ricevere  entro il prossimo gennaio una somma variabile tra i 23.000 e i 30.000 euro. A partire dal 2016-17, il fondo si stabilizzerà a 236 milioni annui fino al 2020-21. Tra i pochi cambiamenti immediati, rilevante anche l’incremento delle ore dedicate ai percorsi scuola-lavoro, che negli istituti tecnici e professionali salgono, negli ultimi tre anni di studi, a 400 ore complessive (200 ore nel triennio finale dei licei). Subito in vigore anche la detraibilità delle spese per la frequenza presso scuole paritarie.

Slittano al 2016-17 alcune delle novità più attese, come l’organico dell’autonomia: è il nuovo organico che, rispetto a quello tradizionale, verrà integrato con i posti aggiuntivi previsti per il potenziamento della didattica. Il 2016 sarà anche l’anno in cui verrà ridefinito l’ambito territoriale in cui opereranno i docenti: gli uffici scolastici regionali dovranno disegnare le nuove circoscrizioni e formalizzare le reti tra scuole vicine. Da questo network allargato, i dirigenti degli istituti interessati potranno attingere i docenti necessari per far fronte alle nuove esigenze didattiche. Strettamente legato all’istituzione dell’organico dell’autonomia sarà il rafforzamento di alcune materie come storia dell’arte, educazione musicale, economia, informatica, lingue straniere.

Si va al 2016 anche per il divieto di assumere nella scuola con contratti a tempo determinato di durata superiore a 36 mesi (anche non consecutivi); il 2016 vedrà poi l’avvio del nuovo Pof (piano dell’offerta formativa) di durata triennale. Per l’anno scolastico entrante, il piano andrà ancora redatto secondo le vecchie regole; dal prossimo, invece, collegio docenti e dirigente scolastico dovranno elaborare la pianificazione triennale, che sarà sottoposta all’approvazione finale del consiglio d’istituto. Ogni anno il Pof dovrà essere aggiornato, con lo stesso iter previsto per il benestare iniziale. Con il piano triennale gli istituti indicheranno il fabbisogno di docenti per le attività ordinarie e per il potenziamento didattico, il programma per la formazione degli insegnanti, le materie aggiuntive da attivare. Partenza dal 2016 anche per la valutazione dei docenti: la riforma stanzia 200 milioni annui, che saranno assegnati da ciascun dirigente scolastico agli insegnanti più meritevoli in base ai criteri che saranno stabiliti da un nuovo organo, il comitato di valutazione, composto da docenti, genitori e un membro esterno.

Martino Periti