Le opinioni

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AAA giornalismo scientifico cercasi

21 aprile 2017

Sono stanca della disinformazione continua sulla scienza e in particolare sulla salute. Da un lato veniamo bombardati da false notizie di strepitosi successi scientifici, dall'altro si mettono in discussione con articoli o trasmissioni deliranti quelle certezze che davvero ci proteggono da malattie gravi, cancro compreso. Dove sono i giornalisti scientifici? Ma in generale, c'è ancora qualcuno che non si limiti a prendere le notizie su Facebook ma che sia in grado di verificare l'esattezza delle fonti prima di pubblicare?

Ultimamente è stato un vero e proprio bombardamento. Un giorno apri il giornale più diffuso in Italia e leggi di una ricercatrice italiana in Francia che avrebbe trovato il modo per diagnosticare il cancro tramite un semplice esame del sangue e che lo offre gratis. Questo farebbe pensare che i governi cattivi non mettono a disposizione le cure esistenti, mentre leggendo con attenzione non si può non capire che in realtà questa ricercatrice ha una sua azienda che vende questo kit diagnostico, e che questo “metodo rivoluzionario” semplicemente non ha ancora la solidità scientifica necessaria per essere utilizzato a spese del sistema sanitario nazionale. Il giorno dopo scopri che uno dei principali programmi televisivi d’inchiesta ha fatto disinformazione rispetto a un tema sensibile come il vaccino contro il Papilloma virus. Lo schema è semplice: basta intervistare una serie di “esperti”, che però non rappresentano l’opinione prevalente nella comunità scientifica. Perché non hanno coinvolto le persone più accreditate? Perché non sono andati semplicemente a informarsi presso l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc)?

Si tratta solo degli ultimi episodi di una lunga e interminabile serie. Tra ricercatori non sappiamo più cosa fare e la tentazione di smettere di comunicare è forte. Troppo spesso le nostre parole vengono fraintese o addirittura stravolte, e in questo senso dobbiamo tutti fare uno sforzo per evitare che accada, evitando toni sensazionalistici e pretendendo sempre di leggere gli articoli prima che vengano pubblicati. Ma chiudersi sarebbe un errore: mai come ora è necessario trovare il giusto modo di comunicare la scienza e spiegare il nostro metodo di lavoro, basato su trasparenza, verifica e consenso della comunità scientifica. Per farlo però abbiamo bisogno di interagire con persone in grado di capire veramente la scienza, e che poi riescano effettivamente a comunicarla in maniera appropriata. Giornalisti che sappiano come verificare le fonti e valutare un articolo scientifico, che sappiano lavorare con Pubmed e controllare la produttività e la credibilità scientifica di un ricercatore.

Perché se noi ricercatori siamo stanchi di questa disinformazione, sicuramente la gente che legge e che cerca di capire come comportarsi lo è molto di più. E continuare a comunicare la scienza in modo inappropriato ha come ovvia conseguenza la sfiducia delle persone nella ricerca e nei ricercatori. Per questo ritengo che ci sia un disperato bisogno di giornalisti scientifici seri e competenti, adeguatamente formati a livello universitario e post-universitario, ed esorto i mezzi di comunicazione a essere responsabili e non affidare dei temi così difficili e così delicati a persone impreparate.

Antonella Viola