Cultura

Palazzo Grassi / Punta della Dogana: adolescenti spiegano l'arte ad altri adolescenti

Cultura

“Create arte, siate voi stessi”

12 settembre 2017

Si trascinano annoiati tra le sale espositive durante le gite scolastiche, i passi lenti e gli sguardi vaghi di chi vorrebbe essere altrove. Del resto, perché mai mi dovrebbe interessare? Non mi sembra affatto divertente. Invitato a trascorrere qualche ora a contatto con l’arte, un qualsiasi adolescente risponderebbe probabilmente così: non capisco perché dovrei farlo. Il museo sembra essere quanto di più lontano dalle aspirazioni e dai desideri di un teenager. Partendo da questa considerazione, il tentativo di avvicinare i più giovani all’arte potrebbe sembrare una sfida persa in partenza, ma non è così. Dal Museo del Novecento di Milano a Palazzo Grassi-Punta della Dogana a Venezia, passando per il Maga di Gallarate e la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, le esperienze di alcuni musei italiani sono state recentemente raccolte nel libro Che cosa vedi? (Nomos edizioni), curato da Anna Chiara Cimoli, storica dell’arte specializzata in museologia all’Ecole du Louvre di Parigi. Il titolo prende il nome dal progetto lanciato dal Museo del Novecento di Milano e indirizzato agli studenti delle scuole superiori, basato sul metodo dell’educazione tra pari in cui l’adulto si pone come facilitatore di processi: “Pari per età, l’adolescenza e in particolare il triennio della scuola secondaria superiore – spiega Cimoli in apertura - ma anche per competenze e status: non c’è chi insegna e chi impara, ma si procede lungo una spirale, che il mediatore prova a chiudere, verso l’alto, con la cura di lasciare ancora dello spazio per riflessioni personali”.

Delle felici esperienze straniere non tratteremo qui in maniera approfondita, per poterci invece concentrare sui progetti dei musei italiani, ma tra tutte basterà citare le iniziative del Moma per comprenderne l’eccellenza e sperare di poter fare presto altrettanto: il museo d’arte moderna di New York non solo propone programmi specifici per il pubblico adolescente, ma ospita addirittura l’Open art space, spazio artistico sicuro, gratuito e di libera espressione pensato per accogliere i giovani della comunità Lgbtq: “Create arte. Incontrate persone. Esplorate idee. Siate voi stessi”. Domande, bisogni, urgenze e curiosità: a tutto questo si deve saper rispondere, perché non basta piazzare un’opera d’arte di fronte a un adolescente per scatenare in lui un’emozione. Anzi, questa scelta conduce il più delle volte a una strada chiusa. “Avere a che fare con l’arte riguarda tutta la nostra umanità in modo così profondo che restringerla, come spesso capita nella scuola o nei musei a un approccio culturalistico, è riduttivo oltre che oggi inefficace. Vale la pena riguardarsi allora su internet le lezioni di Bruno Munari sull’arte per capire come l’esperienza artistica contenga in sé una dimensione pratica, interattiva, proattiva, che immediatamente crea un coinvolgimento a partire dal rapporto proprio con le sue strutture elementari: il segno, il colore, la forma”, si legge nella prefazione del libro scritta da Christian Raimo e Claudia Ricci. Che cosa vedi, dunque? La domanda non si esaurisce di fronte all’osservazione dell’opera, ma è una domanda da rivolgere prima di tutto a se stessi: riguarda insomma la relazione intima tra l’adolescente e l’opera stessa. “Il nostro senso per la bellezza ci rende uomini. Crescere non è altro che continuare a rimodulare sempre questa domanda”.

A Venezia, nel 2013, è stato lanciato Palazzo Grassi teens, segnalato come best practice dal MuseumNext di Ginevra, conferenza europea sul futuro dei musei. Si tratta di un progetto basato su un approccio peer-to-peer per la costruzione di uno strumento di formazione e comunicazione innovativo, studiato per i ragazzi e realizzato da loro. I contenuti sono scelti, discussi e mediati da teenager che si rivolgono, quasi senza intermediazione di adulti, direttamente ai loro pari. Il primo passo è stato fatto con Detto tra noi, cheprevedeva la costruzione di un’app in grado di raccontare la mostra Prima Materia. Partendo da lì, un’esposizione dietro l’altra, si è arrivati alla realizzazione di una piattaforma online che si presenta come una content library della veneziana Pinault collection, con sezioni dedicate ad artisti e temi. “Nessun ragazzo tra i 12 e i 18 anni avrebbe trovato alcuna ragione per entrare con i suoi amici nei nostri musei, salvo venirci su iniziativa di qualche professore – spiega Federica Pascotto, ideatrice del progetto con Marina Rotondo, nel libro Che cosa vedi? - Questa è stata la molla che ci ha fatto partire: l’idea di non avere nulla per i ragazzi, per quelli che l’oggi lo vivono in maniera assoluta e intensa, che sono immersi nel tempo in cui l’arte contemporanea viene prodotta. Ci siamo così armate e dopo analisi e ricerche siamo partite, compiendo il nostro primo piccolo passo in direzione teens”. E Pascotto continua: “Abbiamo immaginato che la mostra in corso potesse essere raccontata dai teenagerai loro pari: ci pareva che uno strumento studiato e sviluppato da adulti nonavrebbe avuto nessun appeal e sarebbe stato l’ennesimo oggetto inutile”. Oggi il sito si offre come biblioteca digitale indipendente dalle esposizioni temporanee: artisti come Maurizio Cattelan e Bruce Nauman, Sigmar Polke e Sherrie Levine vengono raccontati dai ragazzi ai ragazzi attraverso brevi schede che ne tratteggiano profilo e tappe fondamentali della carriera. E così vengono sviluppati anche i temi, dalla videoarte alla appropriation art, dall’arte povera a quella concettuale. Quale dunque il ruolo del museo nella società e, in particolare, nella formazione degli adolescenti? “Il museo si conferma, ancora una volta, il luogo di un provare a essere diversi e, attraverso questo, diventare un po’ più se stessi”.

Francesca Boccaletto