Società

Foto: Nicola Berti

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“Un viaggio di cuori coraggiosi e solidali”

13 febbraio 2017

“Non è facile raccontare un’esperienza in Africa, non si riesce a spiegare a tutti, perché è qualcosa di molto intimo”, Martina Mazzocco interviene durante l’evento di anteprima al Multisala PioX di Padova e ammette: “Ho visto qualche minuto della puntata che racconta la mia storia e mi sono emozionata tantissimo”. Trent’anni, specializzanda in Pediatria, ha trascorso sei mesi a Tosamaganga, in Tanzania, ed è tra i protagonisti di Ciao mamma, vado in Africa, serie tv prodotta da Medici con l’Africa Cuamm, che andrà in onda su Tv2000 dal 14 al 18 febbraio, alle 19.30, in cinque puntate da venticinque minuti. Oltre alla storia di Martina, raccontata insieme a quella di Sara Chiurchiù nel primo episodio, il regista Nicola Berti e lo sceneggiatore Marco Lodoli hanno svelato la quotidianità di Matteo Bottecchia e Francesca Tognon in Sierra Leone, quella di Riccardo Conventi e Palmira Immordino in Uganda, le esperienze di Guido Maringhini e Chiara Boscardin in Mozambico e di Francesca Gritti in Etiopia. Vengono da tutta Italia, da Vittorio Veneto a Palermo, da Rovigo a Roma. “Sono giovani coraggiosi che generano vita. Dentro le loro voci c’è tutto il senso del nostro operare e dalle loro parole emerge una evoluzione interiore: immergersi nella realtà africana ti permette di scoprire energie nuove”, ha spiegato Don Dante Carraro, anima del Cuamm, durante l’anteprima padovana, prendendo in prestito le parole di Pietro Grasso che, nel 2013, in occasione del convegno Prima le mamme e i bambini, riferendosi proprio a medici e operatori dell’Ong padovana che dal 1950 lavora per garantire il diritto alla salute in Africa, diceva: “Sono centinaia i ragazzi che decidono con passione di partire e prestare il loro servizio in questi paesi. Per nostra fortuna, questa non è una fuga di cervelli ma un viaggio di cuori coraggiosi e solidali, che poi tornano e da qui continuano a promuovere la realtà del Cuamm”.

Cuori coraggiosi e solidali, ragazzi che partono per vocazione, spinti da una motivazione forte. Non giovani in fuga, non eroi, ma persone con un forte desiderio di mettersi in gioco: “Persone comuni, nel senso migliore del termine – ha detto lo sceneggiatore Marco Lodoli –, cioè persone che sanno essere anche eccezionali”. Sono medici e cooperanti, impegnati in Africa con ruoli diversi, perché “al Cuamm non cerchiamo solo profili sanitari, ma anche figure amministrative e logisti che sappiano far funzionare le cose. L’invito è a non aver paura, l’Africa ha bisogno di voi”, ha sottolineato Don Dante, lanciando un appello. Matteo Bottecchia, trentaduenne di Vittorio Veneto, protagonista del secondo episodio della serie tv, presenta la sua attività di responsabile dei progetti del Cuamm in Sierra Leone e spiega: “Magari un giorno tornerò in Italia, ma non ora”, perché c’è ancora molto da fare. Alla fine dell’episodio che lo riguarda, Matteo annuncia ai colleghi la sua prossima partenza: destinazione Etiopia.

La puntata dedicata alla Sierra Leone regala anche il ricordo di Don Luigi Mazzucato, storico e indimenticabile direttore del Cuamm scomparso nel 2015, attraverso le parole della veronese Francesca Tognon, 32 anni, specialista in Sanità pubblica: “Don Luigi mi disse di non parlare per i primi sei mesi. Mi disse di osservare e basta. Perché, in Africa, solo dopo sei mesi di silenzio si può iniziare a commentare e tentare di cambiare le cose”. L’episodio dedicato a Francesca e Matteo si apre con l’emozione della nascita, con il parto di una donna che dà alla luce due gemelli. In quelle immagini c’è tutto: verità, meraviglia e quotidianità. Ed è proprio questo che racconta la serie, intreccia lo straordinario e l’ordinario che fanno parte della vita. A raccontare queste vite, dedicando dieci giorni a ogni storia, il regista Nicola Berti: “Ho seguito i nove protagonisti nel lavoro e nel tempo libero. Da questa esperienza mi son portato a casa qualcosa di prezioso, il rapporto costruito con ognuno di questi ragazzi. Mi sono innamorato della loro bellezza”.

Francesca Boccaletto